Una questione di serietà

serietà der wolf verga
Giorgio De Wolf e Angelo Verga

Riteniamo doveroso rendere omaggio a due persone scomparse nello stesso giorno, il 27 gennaio, dopo una vita professionale e pubblica che non può scivolare nell’indifferenza collettiva. Stiamo parlando di Giorgio De Wolf, architetto di Varese, e di Angelo Verga, avvocato di Busto Arsizio. Il primo, De Wolf, non aveva ancora compiuto 81 anni ed era stato in giunta a Palazzo Estense e poi a Villa Recalcati, partecipando, con le insegne berlusconiane, a una stagione della politica complessa quanto coinvolgente. Il secondo, Verga, 82 anni, ha rappresentato l’opposizione di sinistra a Palazzo Gilardoni, in un’altra epoca della gestione della cosa pubblica, quando amministrare aveva ancora un significato profondo e all’arroganza del “so tutto io” lasciavano spazio la competenza e la consapevolezza del ruolo. Anche e soprattutto dai banchi della minoranza.

Segni distintivi, la competenza e la consapevolezza, che valgono sia per De Wolf sia per Verga, che si declinano con la passione. Qualcuno potrà pensare che in questi casi, di fronte ai lutti, è facile cedere alla retorica, esaltando gli aspetti positivi per nascondere debolezze e errori. Che probabilmente ci sono stati, come ci sono per ciascuno di noi. Ma il punto è da riferire all’impegno politico e amministrativo che, da fronti opposti, di maggioranza e di opposizione nei rispettivi consessi civici, ha dato sostanza alla loro presenza sulla scena pubblica. Una cifra che oggi sembra essere l’eccezione di ciò che soltanto qualche anno fa era la regola. Certo, sarebbe ingiusto generalizzare, ma in molti casi, troppi, si assiste al declino dei valori che dovrebbero sostenere gli incarichi elettivi nella pubblica amministrazione.

Non ricordiamo, con De Wolf e Verga, di avere mai assistito a scene pietose di assessori e consiglieri comunali che fremono per apparire nelle fotografie di eventi o conferenze stampa. Politici che non perdono un’occasione per mostrarsi benché siano fuori posto,  al netto di quanto (non) conoscono, (non) sanno e per quanto (non) possono contribuire alla gestione e al miglioramento di una città e di un territorio. Né ricordiamo una sola volta che si siano resi protagonisti di fughe davanti a domande della stampa. Per una semplice ragione: sapevano cosa dire, anche se magari c’era qualcosa da nascondere, come sempre ci sono stati e, di solito, ci sono aspetti da tenere sottotraccia in politica.

Altri tempi e altre persone? Non conta quale “bottega” rappresenti, conta ciò che sei. Guardate oggi le transumanze dei consiglieri comunali da un partito a un altro. L’assemblea civica di Busto Arsizio è la quintessenza del rimescolamento degli scranni. In pochi casi per questioni ideologiche, in quasi tutti gli altri per ripicche e per riposizionamenti in vista di possibili incarichi e di future prebende politiche che potrebbero derivare dai nuovi giuramenti di fedeltà. Che poi sia sempre accaduto è un dato di fatto. Che in sede locale accada soltanto per misere questioni d’opportunità personale è altrettanto scontato.

Diciamo così: è un problema di coerenza. Ecco, un’altra cifra che sembra essersi perduta nei labirinti della politica politicante dei nostri giorni. Quella che Giorgio De Wolf e Angelo Verga mai avrebbero voluto frequentare. Anche per questo motivo ci trasmettono esempi personali e pubblici che dovrebbero incidere nelle coscienze di chi s’incarica di gestire una città. Non è sufficiente apparire e promettere per saper anche fare. È una questione di serietà. La stessa serietà che ci hanno insegnato Giorgio De Wolf e Angelo Verga e dalla quale non si dovrebbe mai prescindere.

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