di Ivanoe Pellerin
Cari amici vicini e lontani, il documento sulla “Strategia di sicurezza nazionale” pubblicato qualche giorno fa dalla Casa Bianca ha suscitato molto rumore e qualcuno ha parlato di “Dottrina Donroe” ricordando il discorso che il presidente James Monroe fece al Congresso il 2 dicembre 1823, noto come “Dottrina Monroe”. Questa allocuzione fu effettivamente una pietra miliare nella politica estera USA di allora poiché dichiarava che il continente americano era chiuso alla colonizzazione europea e che le potenze europee non dovevano interferire negli affari delle nazioni indipendenti del Nuovo Mondo, che in cambio gli USA non si sarebbero intromessi negli affari europei, affermando la supremazia americana nell’emisfero e segnando l’inizio dell’influenza statunitense in America Latina. Sappiamo bene che non è andata esattamente così poiché la storia presenta sempre altre alternative.
“Se va avanti così tra vent’anni l’Europa non sarà più riconoscibile … c’è il rischio reale ed evidente che la sua civiltà venga cancellata.” Questo passaggio ha fatto saltare sulla sedia parecchi notabili dei governi europei anche se le reazioni sono state molto caute. Non è chiaro se questa ineluttabile decadenza dispiaccia a Trump o se la osservi con malcelata soddisfazione ma certo suggerisce alcune annotazioni. Come scrive l’ottimo Marco Zucchetti negli ultimi decenni l’Europa ha smesso di fare figli, ha annacquato la propria identità solo ricca in ossequio al multiculturalismo e vede nei diritti altrui l’unico Dio a cui riferirsi al punto da negare le sue origini giudaico-cristiane. Ma se gli americani si ergono paladini della democrazia ricordo sommessamente che è l’Europa ad aver inventato il diritto, quindi la libertà e in seguito a ciò le radici della democrazia. I Padri Pellegrini che fuggivano dai furori delle guerre europee portavano in dote l’elaborazione del pensiero che avrebbe dato i suoi frutti: dalla Grecia antica (filosofia e democrazia) al Medioevo (cattolicesimo e poi protestantesimo), dal Rinascimento e all’Umanesimo, dalla Rivoluzione Scientifica all’Illuminismo (ragione e progresso), dal Romanticismo alle grandi svolte del XIX e poi del XX secolo (Marxismo, Nietzsche, Freud, esistenzialismo, crisi delle ideologie e nascita dell’Unione Europea), fino alle nuove discussioni sull’identità e sul futuro del continente, fino ai dibattiti contemporanei sulla globalizzazione. Senza l’Europa la Dichiarazione d’Indipendenza della nuova nazione americana non avrebbe potuto nascere.
In ogni caso un’importante riflessione è d’obbligo. Già nel 1918 Oswald Spengler pubblicava il libro “Tramonto dell’Occidente” e un secolo dopo Oriana Fallaci minacciava l’Eurabia. Poiché non c’è dubbio che il vecchio continente sia in difficoltà, la considerazione che l’attuale governo europeo con le sue molteplici regole, con la sua soffocante burocrazia, con la possibilità che qualunque paese membro dei 27 possa mettere un veto su qualunque legge, non sia più all’altezza delle nuove situazioni geopolitiche. Ma l’Europa resta per gli Stati Uniti “fondamentale”, dal punto di vista strategico, culturale, economico, e questo è messo nero su bianco. La libertà e la sicurezza dell’Europa, “… ripristinare l’autostima della civiltà europea e l’identità occidentale”, figurano tra gli interessi nazionali “core, vitali” degli Usa. C’è un passaggio chiave che va letto con la massima attenzione. Valutate voi stessi se ne ricavate l’impressione di qualcuno che vuole abbandonare l’Europa o salvarla, da sé stessa. Si parla espressamente di “promuovere la grandezza europea “… “Non solo non possiamo permetterci di escludere l’Europa – farlo sarebbe controproducente per ciò che questa strategia mira a realizzare. La diplomazia americana dovrebbe continuare a sostenere la vera democrazia, la libertà di espressione e la celebrazione senza remore del carattere e della storia individuale delle nazioni europee.”
E la posizione dell’Italia in questo trambusto? Il cinquantanovesimo rapporto Censis sulla società italiana è impietoso. Un italiano su due è convinto che la spinta del progresso in occidente si sia esaurita. Il 40% ritiene che le gravi controversie fra le grandi potenze si risolvano solo con le armi. Addirittura il 30% è convinto che le autocrazie siano il governo più adatto alle sfide dei tempi che viviamo. Il 72% non crede più ai partiti politici ed al Parlamento. La bassissima affluenza alle ultime elezioni ne è una prova. Il 63% ritiene che si sia spento il sogno collettivo di progresso e la visione del futuro. Anche la denatalità e l’invecchiamento della popolazione pongono numerosi e discussi problemi. L’aspettativa di vita è arrivata a 85,5 anni per le donne e a 81,4 anni per gli uomini. I centenari sono oggi 23.548! Le famiglie immigrate non riescono a mitigare questo scenario e il 63% degli italiani pensa che i flussi d’ingresso degli immigrati vadano limitati.
Mentre il rapporto Censis fotografa una società smarrita che fa fatica a trovare riferimenti e voglia di futuro, la Treccani sceglie come parola dell’anno proprio il termine “fiducia” che poi è una delle parole più cercate nel 2025. “Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è dargli fiducia”, scriveva Ernest Hemingway e il leader globale che riesce a superare il 50% dei consensi è Papa Leone quattordici. Allora forse è possibile che nasca un nuovo modello di ethos sociale ed una nuova traccia di speranza e di sviluppo. Forse è possibile che nasca una maggior fiducia verso le élites e viceversa. Per questo occorre che la politica risponda rapidamente con ancor più intraprendenza, responsabilità e sagacia alle vicende che ci corrono incontro.
Di fronte a questi argomenti appare interessante riprendere alcune parole pronunciate da Antonio Tajani nel corso dell’intervista rilasciata al Corriere della Sera l’8 dicembre 2025. “L’Italia può avere un grande ruolo in questo cambiamento, sapendo quali sono le necessità. La prima è trovare un’anima politica, quella di un continente dalle radici cristiane, dell’illuminismo, dei diritti, del rispetto della persona … “ E ancora: “L’unità dell’Occidente è un patrimonio irrinunciabile. Io non credo che si possa fare a meno così facilmente dell’Europa, anche se è chiaro che agli USA interessi la sfida con la Cina. … Occorre trovare il coraggio per un elettroshock indispensabile per salvare l’Europa dal tramonto, dal ridursi a gigante economico e nano politico.”
Cari amici vicini e lontani Giovanni Paolo II diceva: “La fiducia non si conquista con la forza ma va meritata con gesti e fatti concreti.” Superare questa sfida è ciò che non solo le giovani generazioni ma tutta la società richiede.
