Sarebbe istruttivo conoscere quanti saprebbero rispondere alla domanda: cos’è l’ideologia woke? Questione che, proprio in questi giorni, scuote l’area progressista per la presa di posizione di Giuseppe Conte e le repliche di parte piddina. Questione che, evidentemente, non stimola la curiosità della stragrande maggioranza dei cittadini. I quali, giustamente, sono alle prese con ben altri problemi, ben più pratici e preoccupanti. Uno soprattutto: i rincari. Molti si sono fatti sentire negli ultimi mesi. Molti torneranno a pesare, eccome, nelle prossime settimane. Un’incognita che riguarda l’energia, i carburanti, il costo della vita più in generale. Così che settembre si annunci come il mese più difficile dell’anno per i bilanci delle famiglie, alle prese con bollette, spesa e servizi da pagare.
C’era una volta l’autunno caldo, definizione che marcava le lotte sindacali degli anni Settanta, oggi sostituito dall’autunno caro. Un problema che riguarda l’intero sistema economico, obbligato a fare i conti (appunto, i conti) con la stangata sulla benzina da cui discendono a cascata gli aumenti di tutto il resto, carrello della spesa in primis. In questo modo, il termine delle vacanze coincide con la necessità di prendere atto di quanto accadrà con i prezzi. Le prospettive non sono le più rasserenanti. Agosto ci ha aiutati a non pensare ai rincari, abbiamo staccato la spina concedendoci il giusto riposo. I ragionamenti e le preoccupazioni sono state rimandate più in là, al ritorno alla normalità. Al punto da passar sopra al piccolo capitale sborsato anche per pagare ombrelloni e sdraio, ristoranti e alberghi.
Forse nemmeno abbiamo fatto caso alle tante tensioni geopolitiche in giro per il mondo, che hanno effetti sull’inflazione e fanno impennare i prezzi di molti prodotti. A cominciare, abbiamo detto, dai carburanti. Il governo, è vero, prova a lavoraricchiare sulle accise; le ritocca al ribasso, ma comunque vada non è la soluzione del problema, che ha ragioni che vanno al di là dei poteri di Palazzo Chigi e dello steso ministero dell’Economia.
Il quadro generale che leggiamo dai dati è di una pressione inflattiva sempre più importante, a luglio sfiorava il 3 per cento. L’Istat segnala che a pesare maggiormente è sempre il comparto energetico, con aumenti che, per i diversi prodotti, vanno dal 10 al 15 per cento. Secondo un’indagine pubblicata dal Sole 24 Ore la spesa per luce e gas nell’anno in corso per le famiglie potrebbe comportare un ulteriore esborso di 515 euro. Un salasso che per chi ha figli che vanno a scuola (è alle viste la ripresa delle lezioni) sale di altri 1300/1400 euro per l’acquisto dei libri e dell’occorrente per frequentare la scuola.
L’elenco dei rincari comprende anche i farmaci, corretti al rialzo negli ultimi mesi, a volte con aumenti addirittura raddoppiati. Impossibile non pensare che sullo sfondo faccia capolino la speculazione. L’estate è stata monopolizzata dalle notizie dell’assurda faccenda Ranucci/Lavitola, che ci ha fatto e ci fa discutere più ancora dell’aumento del costo della vita. Ma forse abbiamo inconsapevolmente bisogno di distrarci o, peggio, ci facciamo distrarre per non pensare ai problemi più veri della quotidianità, facendo il gioco dei pochi che da una simile situazione traggono beneficio, che si declina con profitti di miliardi di euro a fronte di coloro i quali arrivano sì alla fine del mese, ma al verde.
