MILANO – Il generale dei Carabinieri Carmelo Burgio è stato candidato da Roberto Vannacci e Futuro Nazionale alla guida di Milano. La candidatura, annunciata in piena estate, ha subito provocato reazioni soprattutto all’interno del centrodestra.
La Lega mantiene per ora il silenzio, probabilmente per evitare di dare visibilità a una candidatura che potrebbe sottrarle voti. Forza Italia, invece, esprime forti perplessità: Alessandro Sorte riconosce il valore della carriera militare di Burgio, ma sostiene che un curriculum militare non sia sufficiente per amministrare una città complessa come Milano.
Anche Noi Moderati boccia l’idea, criticando quella che considera una «militarizzazione della politica» e sostenendo che Milano abbia bisogno di un progetto amministrativo più ampio. Fratelli d’Italia mantiene una posizione più prudente, riconoscendo la possibilità di un contributo della società civile, ma sottolineando la necessità di una vera visione politica della città.
A sostenere Burgio è invece Luca Bernardo, già candidato del centrodestra nel 2021 e oggi vicino a Vannacci, secondo il quale il generale rappresenterebbe la figura adatta per riportare a Milano sicurezza, efficienza e decoro.
La candidatura provoca dure critiche anche dal centrosinistra. Pierfrancesco Majorino accusa Vannacci di proporre una politica basata sulla militarizzazione e sui «rastrellamenti», mentre la vicesindaca Anna Scavuzzo ricorda che la sicurezza pubblica è affidata alle forze dell’ordine sotto l’autorità civile.
Nel frattempo è stato costituito il comitato elettorale di Burgio, ma emergono già tensioni interne a Futuro Nazionale, compresa una controversa conferenza stampa annunciata e poi smentita. In sintesi: la candidatura di Burgio punta a fare della sicurezza e dell’ordine pubblico il tema centrale della campagna di Vannacci a Milano, ma sta già creando divisioni nel centrodestra e forti reazioni nel centrosinistra.
