di Massimo Lodi
A sinistra baruffano sulla strategia elettorale -candidato premier compreso- offrendo spettacolo triste a chi vorrebbe un’alternativa seria coesa persuasiva. A destra s’infittiscono le manovre per occupare tutti i possibili spazi di sostegno, e inoltre (oplà) di contrasto, al governo. Con lo scopo spregiudicato d’un rassemblement finale che riunisca puro-meloniani, filo-meloniani, post-meloniani nel segno dell’interesse comune.
E dunque non sorprende il passo compiuto da Vannacci verso Grillo, immaginando un Asse lungo al supermercato del voto. Letta la critica dell’ex Elevato a Conte; previsto il suo (il suo di Beppe) sostegno alla discesa in campo di Di Battista, intenzionato a trasformare il movimento Schierarsi in partito; còlta l’opportunità d’un blitz, ecco Luca Sforzini presidente di Rinascimento nazionale – centro studi che fa capo al Generale- a scrivere una lettera aperta al fondatore dei Cinquestelle. Proposta: dialogo nel nome di valori condivisi. E rubricati alla voce ribellione: contro classe dirigente autoreferenziale, burocrazia sempre più invasiva, partiti ormai vòltisi in apparati permanenti, professionismo della politica, sistema mediatico omologato eccetera. Sintesi: il neo-vaffismo ci può unire perché risponde a problemi reali, malcontento diffuso, voglia di rigenerazione. Se milioni d’italiani sono così scontenti dell’Italia da non andare più alle urne, aiutiamoli a cambiare idea. Si chiama Futuro Nazionale.
Quindi? Quindi creiamo un polo di sentimento popolare/radicale, prodotto che sul mercato del consenso vale ampiamente la doppia cifra e di cui si dovrà tener conto. A destra e di rimbalzo a sinistra. Ipotesi 1) Meloni accetta in extremis la diabolica entente che le garantirebbe nel ’27 il bis del ’22. Ipotesi 2) Meloni permette di crescere al suo confine estremo il nemico più temuto, impadronitosi oggi delle parole d’ordine appartenute ieri a Fratelli d’Italia e ormai impronunciabili dopo la conquista di Chigi. Risultato dell’ipotesi 2 divenuta tesi: probabile/sicuro regalo di vittoria a rivali che ne combinano d’ogni pur di non meritarla: un campo ormai lasco invece di largo, cedevole ai personalismi anziché determinato a rimuoverli.
Troppo costoso il compromesso che l’ipotesi 1 divenuta tesi richiederebbe invece a Giorgia? Imbarazzante sul piano istituzionale? Avversato dall’Europa? Eh sì. Ma il clima non era diverso nel 2018 quando al potere ci andò proprio Grillo con Salvini. I due avevano il vantaggio d’essere allora gli odierni incursori vannacciani mentre Meloni scende dal vertice della presidenza del Consiglio per risalirvi. Situazioni diverse, umori ricorrenti. Online adesso è il disagio nella destra al potere. Dovrebbe profittarne la sinistra di contropotere, se trovasse la comune determinazione a denunziare il pericolo comunitario. Invece denunzia litigi da ringhiera, mostrandosi testardamente sorda al ringhiare del cortile nemico.
grillo vannacci intesa – MALPENSA24
