VARESE – Non c’è il candidato, «ma solo perché abbiamo tante ipotesi e tutte valide. Dobbiamo solo individuare la persona che convince tutte le forze di coalizione». E la questione non è trovare a tutti i costi un candidato di Fratelli d’Italia, «anche se abbiamo diverse persone valide. Però siamo il partito che deve guidare la coalizione e non il partito che deve imporre le cose a dispetto di tutti e di tutto». Chi parla è Enrico Argentiero, segretario cittadino del partito della Meloni, che invita tutti a restare sui contenuti più che sul toto sindaco. E spiega la strategia politica di Fratelli d’Italia all’interno della coalizione e ricorda che sabato e domenica prossimi, in centro a Varese «ci saranno i nostri gazebo per la campagna di tesseramento. Un’occasione per parlare con la gente e lavorare sull’allargamento dell’elettorato» Con un obiettivo: «Vincere e dare una svolta al declino che Varese ha imboccato con l’amministrazione di centrosinistra».
Argentiero, il centrodestra non ha ancora il candidato sindaco e più passano le settimane e più i nomi dei papabili si moltiplicano. Non è che siete in alto mare?
«Assolutamente no. Stiamo facendo una navigazione diversa rispetto alle attese, lecite, della stampa. Stiamo ragionando sui nomi, ma siamo più concentrati sui contenuti. Vedo che in altre città, anche della provincia di Varese, tutti rivendicano nomi e mettono bandiere. Qui a Varese non è così. Lavoriamo sui contenuti perché è ora di dare una svolta alla città».
Avere il nome del candidato non significa trascurare i contenuti. Il centrodestra, che piaccia o meno, deve rincorrere a Varese. Quella dei contenuti suona come la scusa di chi non sa decidere, non crede?
«O Varese cambia pelle e quindi torna a veleggiare sotto la guida dal centrodestra, oppure ci dobbiamo preparare a un lento e inesorabile declino. E per dare la sterzata servono, lo ripeto, un programma importante. Lavoriamo su quello».
A fissare la scadenza, non per il nome, ma per il metodo da seguire per arrivare al candidato siete stati voi segretari. L’ultimatum l’avete fatto passare in cavalleria senza dire “cip”. Come mai?
«Sono subentrate novità, anzi una novità».
Scusi non ce ne siamo accorti quale?
«Il ministro Giancarlo Giorgetti ha fatto un nome. E quello di Emanuele Monti è un’ipotesi da valutare con grande attenzione. Tempo fa, proprio a Malpensa24, avevo detto che mi aspettavo una proposta di candidato dalla Lega. È arrivata. E quella di Monti è di tutto rispetto, sia per il valore dell’investitura, sia per il profilo del consigliere regionale. Ora, dobbiamo capire se Monti vuole correre, perché le caratteristiche sono tutte in regola. Ma anche qui dico: calma. Anche Matteo Bianchi aveva tutto per vincere e poi sappiamo com’è andata. Questo per dire che se hai il nome, ma non si lavora sulla squadra e sul programma il rischio di perdere è elevato. E a questo giro il centrodestra si gioca davvero tanto».
E Forza Italia punta su Roberto Puricelli. Veti?
«Nessun veto a priori, ma riflessioni a tutto campo. Anche per Puricelli vale quanto detto sopra: i nomi non ci mancano».
Raffaele Cattaneo, qualcuno nel centrodestra continua a sostenere che sia lui il vero vostro candidato. È così?
«Sia chiara una cosa: potremmo anche imporre il nome di qualche nostro candidato di partito. Ma proprio perché c’è abbondanza di scelta, Fratelli d’Italia deve lavorare per tenere insieme le esigenze di tutti e portare al voto un centrodestra unito. Credo che sia questo il ruolo di un partito, il nostro, che sta dimostrando di essere maturo per guidare la coalizione. Arriveremo a individuare il candidato per addizione e non per sottrazione».
Argentiero non ha risposto su Cattaneo.
«Di quelli fatti a noi piacciono diversi candidati anche non del nostro partito Raffaele Cattaneo è oggettivamente una figura molto valida. Come del resto Luca Marsico, il quale ha un profilo civico e può pescare anche in un bacino elettorale che non si riconosce nella nostra coalizione».
Scusi, ma allora perché Fratelli d’Italia non si intesta politicamente Marsico e la partita su Varese si chiude in cinque minuti? Busto e Gallarate permettendo.
«Primo perché abbiamo rispetto di Marsico che sta giocando e vuole giocare la partita da civico. E poi, francamente, non c’è l’esigenza che qualcuno se lo intesti, ma la necessità che il candidato, sia questo Luca Marsico o un altro, convinca tutti».
Insomma sta dicendo che nessuno si vuole “intestare” Marsico, ma tutti siete pronti a sostenerlo. Un candidato di “nessuno” e di tutti allo stesso tempo. È questo che state cercando di declinare?
«In realtà lo sostiene Lombardia Ideale. Non è un partito, è vero, ma è un movimento che si è conquistato sul campo il diritto di stare al tavolo della coalizione. Tutte le altre componenti stanno riflettendo».
Quando passerete dalla riflessione all’azione e quindi alla scelta?
«Ma noi stiamo già lavorando. Partendo da un assodato: per vincere a Varese, il centrodestra tradizionale da solo non è sufficiente».
Vi state dando anche voi al campo largo?
«Questa definizione la lascio molto volentieri alla sinistra e al sindaco Davide Galimberti. Quando dico che la coalizione non è sufficiente, mi riferisco al fatto che bisogna andare a prendere i voti di chi non ci vota più o di coloro che l’ultima volta hanno votato dall’altra parte anziché noi».
Sta strizzando l’occhio ai vannacciani di Varese?
«Non ho detto che allargare l’elettorato significa allungare i tavoli. Sto dicendo che per vincere servono tutti».
E Vannacci ha i voti, ma le idee…
«Le idee appunto. Sul tema della sicurezza abbiamo di sicuro delle convergenze, come su altri temi amministrativi. Gli accordi nazionali mi sembrano davvero lontani dall’essere stretti, ma qui a Varese ci sono questioni sulle quali ci si può trovare».
E con la remigrazione come la mettete? E poi l’eventuale alleanza con i vannacciani va fatta digerire a Forza Italia e alla Lega, non crede?
«Non ho detto che accettiamo Futuro Nazionale. Ci sono aspetti lontani anche da Fratelli d’Italia sul piano nazionale. Penso anche alla politica estera. Ho detto che ci sono argomenti amministrativi sui quali abbiamo punti in comune».
Argentiero, lei batte il chiodo sul fatto che Fratelli d’Italia deve lavorare come collante. Non è che questo altruismo politico la porta a sacrificare le attenzioni nei confronti del suo partito?
«Se c’è una cosa che ho ben chiara in testa è che a Varese vinciamo se mettiamo in campo una squadra forte. E sto lavorando per costruire una lista di Fratelli d’Italia con figure capaci di portare valore aggiunto al partito e alla coalizione. Ho un modello di riferimento in questo».
Quale?
«È recente e sotto gli occhi di tutti: Luino. Andrea Pellicini ha fatto un’operazione splendida e ha messo a sistema le forze migliori costruendo una lista fortissima che, risultati alla mano, gli ha dato ragione. E l’ha fatto senza mettere veti preconcetti. Vorrei dire un’ultima cosa».
Prego.
«Non dobbiamo pensare né di aver già perso e neppure di avere vinto. C’è una partita da giocare che è come una finale. E nelle finali, di solito vince la squadra più determinata, più compatta e più convinta. Continuiamo a lavorare sui contenuti, per ora».
