Varese, Guido Bonoldi: «Stimo il sindaco Galimberti, ma non mi ricandido»

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Guido Bonoldi

VARESE – Ha avuto modo di conoscere il mondo della politica e alla fine ha scelto di continuare a fare il medico. O meglio di portare avanti progetti, alcuni avviati proprio da lui in collaborazione con altri enti, attigui al mondo della Sanità. Guido Bonoldi, quando nel 2021 decise di candidarsi in una lista civica (area Italia Viva), all’interno della coalizione di centrosinistra, a sostegno di Davide Galimberti, fece scalpore. Come susciterà sorpresa la decisione di “uscire” dall’agone politico, dove in questi anni è stato tra gli uomini di riferimento del mondo ciellino, o meglio di quella parte di Comunione e Liberazione che ha scelto di aderire al Campo largo galimbertiano.

Guido Bonoldi, ci pare di capire che la sua esperienza da consigliere si avvia verso la fine. Come giudica il suo mandato?
«Mi sono approcciato alla politica consapevole che non è il mio mondo e ho avuto la conferma che ci sono molte cose lontane dal mio modo di concepire e affrontare i problemi. Nel mio piccolo ho cercato di dare concretezza a progetti più aderenti al mio cammino professionale, ovvero alla sanità. Ricordo, ad esempio, la delega in materia ricevuta dal sindaco Galimberti, ma anche il “Comitato Varese in Salute”.

Deluso dalla politica?
«Sia chiaro, sono stati cinque anni arricchenti, durante i quali sono nate relazioni umane e amicizie importanti. Una delle cose più belle che mi porto via è quella di aver visto l’impegno di giovani in gamba lavorare per il bene comune. Faccio due nomi: Luca Boldetti e Matteo Capriolo. Inoltre si è rafforzata la stima nei confronti del sindaco Davide Galimberti».

D’accordo, però “se na va”, quindi?
«Vorrei chiarire che non me ne vado e che è mia intenzione concludere il mandato. Come dicevo poco fa nel corso di questi anni sono stati avviati progetti che continuo a seguire anche al di fuori del mio ruolo di consigliere. Impegni che mi hanno portato a riflettere e scegliere di dedicarmi a iniziative a me affini. Penso al progetto Magellano e al rapporto con il Gulliver, ma anche al mio ruolo nell’International Health office della direzione generale Welfare di Regione Lombardia e all’iniziativa con l’Opera Fatebenefratelli (che nulla ha a che fare con l’ospedale milanese ndr) sul reclutamento di infermieri dal Paraguay».

Bonoldi, senza giraci troppo intorno, Galimberti, che non potrà ricandidarsi per la terza volta ma avrà presumibilmente un ruolo politico nel preparare le prossime elezioni, perde così un punto di riferimento per quella parte di mondo cattolico, e in particolare di Comunione e Liberazione, di cui lei è punto di riferimento. Ne è consapevole?
«Con tutta franchezza, posso dire di non essere l’unico punto di riferimento del mondo al quale si riferisce. Nella maggioranza di Galimberti vi sono anche altri validi esponenti. Inoltre, mi permetto di aggiungere, che il dialogo con il “mio” mondo molto dipende da chi sarà il candidato sindaco».

E lei come vivrà la prossima campagna elettorale?
«Da elettore attento e interessato agli sviluppi che ci saranno dalla fine del mandato in avanti. Per il resto, i troppi impegni mi impediscono di ricavare altri spazi».

Un mandato e basta. Sorge una domanda: perché ha deciso di candidarsi?
«In quel periodo ero presidente della Fondazione Molina e mi erano giunte voci di propositi di rivincita da parte di precedenti amministratori, quando invece sarebbe stato importante, per il Molina, avere un cda nominato da Galimberti con un suo secondo mandato. Così mi sono chiesto cosa avrei potuto fare nel mio piccolo affinché ciò potesse accadere. La risposta che mi diedi fu: «Mi devo candidare». E l’ho fatto».

Scusi, ora non è più preoccupato per sorti del Molina e per il prossimo consiglio d’amministrazione?
«Direi che il rischio di lottizzazione del cda da parte dei partiti è scongiurato. Lo statuto della Fondazione è cambiato. Il prossimo consiglio di amministrazione sarà nominato dal sindaco di Varese che indicherà due nomi, dal prevosto che ne indicherà uno e, novità, da Camera di Commercio e Università dell’Insubria con un elemento a testa. Inoltre, sarà il cda a nominare il presidente. Direi che tutto ciò è un’ampia garanzia che non accada una spartizione politica».

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