VARESE – «Marco Manfrinati non un pazzo, è un assassino. E se uscirà dal carcere ucciderà ancora». Ne è convinto l’avvocato Fabio Ambrosetti, legale di parte civile che assiste la famiglia Limido-Criscuolo, nel processo in Corte d’Assise a Varese che vede Marco Manfrinati, ex avvocato bustocco di 42 anni, accusato dell’omicidio dell’ex suocero Fabio Limido e del tentato omicidio dell’ex moglie Lavinia Limido, consumati in via Menotti a Varese il 6 maggio 2024.
Voleva uccidere tutti
Nell’ultima udienza, celebrata il 31 ottobre scorso, la procura «Sua sponte – sottolinea Ambrosetti – Ha contestato la premeditazione non solo per il tentato omicidio di Lavinia, ma anche per l’omicidio di Fabio Limido. A nostro parere, e a questo punto anche a parere della procura, dall’istruttoria è emerso quanto noi sosteniamo sin dall’inizio: Manfrinati non voleva uccidere solo Lavinia, voleva sterminare l’intera famiglia dell’ex moglie. Sono certo che se Marta (Criscuolo, madre di Lavinia) si fosse trovata lì quel giorno Manfrinati avrebbe aggredito a coltellate anche lei. Questo intento, non dimentichiamo che c’è stato anche un processo per atti persecutori che ha visto Manfrinati condannato in primo grado, è emerso in modo chiaro nel corso del dibattimento confermando ciò che noi sosteniamo sin dall’inizio».
La denuncia per maltrattamenti
Nel corso del processo è tra l’altro emerso che l’imputato tuttora serba un forte rancore nei confronti dell’ex moglie e della sua famiglia. «Se Manfrinati dovesse uscire dal carcere tenterebbe di uccidere ancora – dice Ambrosetti – Di questo siamo convinti e di questo abbiamo timore. Lo ha detto chiaramente Lavinia. Lo ribadisco io – Manfrinati in aula ha dichiarato che avrebbe potuto uccidere anche lo stesso legale di parte civile – e confesso di essere tranquillo con Manfrinati detenuto. Diversamente avrei certamente dei timori». Sempre nel corso dell’udienza del 31 ottobre la ex fidanzata del fratello dell’imputato ha testimoniato di aver mentito in merito alla denuncia presentata da Lavinia Limido nei confronti dell’ex marito per maltrattamenti. La ragazza ha spiegato che Lavinia le aveva parlato della violenza contro gli oggetti di Manfrinati, degli insulti, della volontà di sminuirla sempre del controllo costante sul denaro. E ha spiegato di non aver confermato il fatto in seguito a delle pressioni.
«Per questo – spiega Ambrosetti – Chiederemo la riapertura di quel procedimento poi archiviato. A nostro parere c’erano già all’epoca gli elementi necessari per approfondire la denuncia, a maggior ragione ce ne sono oggi dopo la testimonianza sentita in aula. Lavinia ha sempre detto la verità quando ha spiegato le ragioni che l’hanno portata a fuggire dalla casa coniugale insieme al figlio. La mia assistita è una donna intelligente che ha trovato il coraggio di tentare di mettere se stessa e soprattutto il proprio figlio in sicurezza».
La perizia psichiatrica
Resta aperta la questione della perizia psichiatrica, la Corte non ha ancora deciso sull’accoglimento o meno dell’istanza presentata dalla prima difesa Manfrinati. «Manfrinati non è un pazzo – chiosa l’avvocato Ambrosetti – Non lo è in senso giuridico. Il 6 maggio era consapevole di quello che stava facendo e sapeva che con Lavinia avrebbe trovato anche il padre perché tutti i giorni il padre usciva dal lavoro con la figlia e rincasava per il pranzo salvo poi tornare sempre insieme a lei».
