Varese, il Pd replica al centrodestra: «Tre anni di lavoro, altro che Pgt balneare»

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Il consigliere del Pd di Varese Domenico Marasciulo

VARESE – Il Partito Democratico di Varese respinge le accuse di “Pgt balneare” mosse dal centrodestra. È il presidente della Commissione urbanistica Domenico Marasciulo a rispondere all’opposizione. Con una lunga nota in cui ripercorre tutte le tappe di tre anni e mezzo di lavoro per il nuovo strumento urbanistico che disegnerà il futuro della città. Oltre a riflettere sulle critiche nel merito del documento sollevate dalla minoranza. 

La nota di Marasciulo

Le vacanze estive di tre mesi finiscono, per tutti, al più con la scuola superiore, com’è noto. La società civile non si ferma in estate. Perché dovrebbe farlo la politica? Tanto più quando è chiamata, con la responsabilità che le compete, a portare a compimento un lavoro sviluppato nel corso di oltre tre anni e ad assumere decisioni importanti per la città.

Il testo delle nuove norme è arrivato in Commissione a luglio? Certamente. Ma da qui a sostenere che il nuovo PGT sia un «PGT balneare» ne corre. Il procedimento è stato avviato il 1° febbraio 2023 e da allora si è sviluppato attraverso un articolato percorso di analisi, elaborazione e confronto.

Basta ripercorrerne le tappe principali:

1° febbraio 2023 – viene formalmente avviato il procedimento per la redazione del nuovo PGT;

7 settembre 2023 – dopo una prima fase di incontri interni con assessori e dirigenti competenti, una seduta plenaria apre i lavori coinvolgendo assessori, componenti della Commissione urbanistica, rappresentanti dei Consigli di quartiere, dirigenti e personale tecnico del Comune;

da ottobre 2023 a giugno 2024 – la Commissione urbanistica ascolta, in sedute appositamente dedicate, nove componenti della Giunta, compreso il Sindaco, approfondendo, per ciascun assessorato, i temi oggetto delle attività di analisi ed elaborazione affidate al Politecnico di Milano e all’Università degli Studi dell’Insubria ai fini della formazione del nuovo PGT;

27 febbraio 2024 – viene presentato al Consiglio comunale il progetto strategico «Varese e le cinque città», elaborato dal Politecnico di Milano;

1° febbraio 2025 – il Politecnico di Milano e l’Università degli Studi dell’Insubria presentano pubblicamente le analisi svolte a supporto della formazione del nuovo PGT; 

dal maggio 2025 – il confronto si estende ai Consigli di quartiere che, attraverso appositi tavoli di lavoro, collaborano alla pianificazione dei servizi e alla definizione degli schemi di rigenerazione dei dodici quartieri cittadini; con «I mercoledì del PGT» vengono inoltre raccolti suggerimenti e proposte dei cittadini;

tra il 2025 e il 2026 – si svolgono incontri specifici con Varese Social District, Confindustria e i rappresentanti delle confessioni religiose; complessivamente vengono raccolti e rubricati 454 contributi: 234 segnalazioni già pervenute tra il 2016 e l’avvio del procedimento, 205 atti di partecipazione presentati tra il 1° febbraio 2023 e il 15 settembre 2025 e altri 15 suggerimenti successivi;

luglio 2026 – sette sedute della Commissione urbanistica, alcune in composizione congiunta, sono dedicate all’illustrazione e all’esame analitico dei principi e dei criteri del nuovo Piano, tradotti nell’articolato normativo sottoposto alla Commissione nella seduta del 27 luglio.

Tutto questo avrebbe riguardato soltanto principi generali, perché il testo delle norme è arrivato in Commissione a luglio? È una lettura che separa artificiosamente il progetto dalle regole chiamate a darvi concreta attuazione. Rigenerazione del patrimonio dismesso, azzeramento del consumo di nuovo suolo, semplificazione, adattamento climatico, mobilità sostenibile, sviluppo delle imprese, politiche dell’abitare, tutela del patrimonio storico e servizi nei quartieri non sono temi collaterali o una cornice astratta del PGT: ne costituiscono le scelte di fondo. L’articolato normativo non introduce, dunque, un progetto diverso: traduce quelle scelte in regole operative.

Né meno articolato è stato il percorso della Valutazione ambientale strategica, avviata contestualmente al procedimento per la formazione del nuovo PGT e sviluppata attraverso successive fasi di pubblicazione, consultazione e confronto pubblico:

1° febbraio 2023 – vengono avviati i procedimenti di Valutazione ambientale strategica e di Valutazione di incidenza; il giorno successivo ne viene data comunicazione alla cittadinanza mediante apposito avviso;

8 luglio 2024 – vengono messi a disposizione il Documento di scoping e il documento «Verso il nuovo PGT. Obiettivi e primi indirizzi strategici. Varese e le cinque città»; il 16 settembre si svolgono la prima Conferenza di valutazione e un forum pubblico e, entro il termine previsto per la consultazione, pervengono 8 contributi scritti;

17 novembre 2025 – vengono messi a disposizione la proposta di nuovo PGT, il Rapporto ambientale e la Sintesi non tecnica; il 15 dicembre si svolgono la seconda Conferenza di valutazione e un nuovo forum pubblico;

tra novembre 2025 e gennaio 2026 – la Valutazione ambientale strategica e i suoi contenuti sono inoltre oggetto di specifici approfondimenti in Commissione urbanistica, con l’intervento dell’assessore Andrea Civati;

5 gennaio 2026 – si tiene, nell’ambito della VAS, uno specifico approfondimento sullo sviluppo urbanistico del Colle di Biumo Superiore; entro il termine del 9 gennaio pervengono 30 contributi scritti, oltre a un ulteriore contributo fuori termine;

30 marzo – 16 luglio 2026 – viene reso il parere motivato, successivamente integrato il 12 maggio; il 16 luglio viene resa la dichiarazione di sintesi.

In ciascuna di queste fasi era possibile formulare osservazioni, rilievi e proposte. Non risulta, tuttavia, che le forze politiche oggi così critiche siano intervenute nel procedimento di VAS per segnalare le questioni che pongono ora al centro della loro contestazione. Il dissenso è certamente legittimo; meno convincente è lamentare l’assenza di confronto quando non si sono utilizzate le sedi appositamente previste per esercitarlo.

Questo per quanto riguarda il «metodo». Sul «merito», le critiche formulate in questi giorni dalle opposizioni sono evidentemente affidate per lo più a giudizi di carattere generale, non accompagnati da puntuali riferimenti ai contenuti del Piano. Il giudizio politico è certamente legittimo; ma il confronto, per essere utile, richiede di misurarsi con fatti, scelte e contenuti concreti. Altrimenti la critica rischia di risolversi in un mero esercizio di contrapposizione politica, anziché contribuire alla discussione sulle scelte che interessano la città e il suo territorio.

Il nuovo PGT sarebbe «conservatore» e destinato a ingessare la città? In quali previsioni del Piano troverebbe concreto riscontro una simile affermazione? Il Piano semplifica i mutamenti di destinazione d’uso, disciplina gli usi temporanei e consente l’approvazione da parte della Giunta dei progetti unitari che accompagnano opere pubbliche o di interesse pubblico, quando conformi alle previsioni del Piano dei Servizi.

E dove sarebbe l’«ingessatura burocratica» che dovrebbe produrre «forti difficoltà applicative»? Le nuove norme introducono un articolato apparato definitorio che, integrando le definizioni uniformi dettate dalla normativa sovraordinata, mira ad assicurare un significato univoco ai termini, alle categorie e alle grandezze utilizzate dal Piano. Nella stessa direzione si colloca la scelta di assumere direttamente la superficie lorda, espressa in metri quadrati, quale grandezza di riferimento per la capacità edificatoria. Cambiano alcuni criteri e, naturalmente, professionisti e operatori dovranno assimilarli. Ma una regola nuova non è, per questo solo, una regola più difficile da applicare.

Il Piano sarebbe privo di una visione capace di definire il ruolo di Varese e le sue relazioni con le realtà territoriali circostanti? È proprio a questo che risponde il progetto strategico «Varese e le cinque città», nel quale rigenerazione, ambiente, welfare, abitare, impresa, cultura, turismo e sport concorrono a delineare una Varese aperta alle relazioni con Milano, Malpensa, la Svizzera e il territorio provinciale. Questa visione può essere condivisa o contestata; più difficile è sostenere che non esista.

E la sostenibilità ambientale sarebbe una scelta meramente «ideologica»? Il Piano adegua la disciplina comunale al quadro normativo e pianificatorio sovraordinato e agli indirizzi europei, nazionali e regionali in materia di sostenibilità, rigenerazione urbana, consumo di suolo, invarianza idraulica, adattamento climatico e prevenzione dei rischi alluvionali, geologici e sismici. Non si tratta soltanto di enunciazioni di principio: le nuove norme configurano il PGT come strumento adattivo rispetto, tra l’altro, alle condizioni climatiche, idrogeologiche e ambientali e introducono il Fattore Ecosistemico Multifunzionale quale parametro prestazionale degli interventi edilizi e urbanistici.

Il Piano accompagna inoltre questi obiettivi con specifici strumenti incentivali per la rigenerazione e il recupero del patrimonio dismesso, per finalità ambientali e sociali e per l’abitare sociale. Altro che ideologia: la sostenibilità è oggi oggetto di precise scelte normative e pianificatorie assunte a livello europeo, nazionale e regionale, con le quali anche la pianificazione comunale è chiamata a confrontarsi, essendo anzi spesso rimessa proprio ai Comuni la definizione della disciplina di dettaglio. Quelle scelte possono certamente essere attuate attraverso soluzioni politiche diverse; ignorarne la matrice normativa significa confondere il dissenso politico con il quadro delle regole entro il quale esso legittimamente si esercita.

Il Consiglio comunale del 1° settembre costituirà il naturale approdo politico e istituzionale di questo percorso. Sarà quella la sede in cui ciascuna forza politica, attraverso il confronto e la discussione degli eventuali emendamenti, sarà chiamata ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte. Ma il dissenso non può fondarsi sulla cancellazione di quanto è già avvenuto: oltre tre anni di lavoro pubblico non diventano un «blitz d’estate» soltanto perché qualcuno decide di accorgersene alla fine.

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