Si veste da donna: atti osceni in giardino. A Varese processo per stalking ai vicini

tribunale di varese

VARESE – In un piccolo centro della Valcuvia, una vicenda di presunti atti persecutori tra vicini di casa finisce al vaglio del Tribunale di Varese, dove una coppia di mezza età ha denunciato un uomo sessantenne accusandolo di aver trasformato la loro quotidianità in un incubo durato oltre tre anni.

Tre anni da incubo

Secondo quanto emerso in aula, gli episodi contestati si sarebbero protratti tra giugno 2022 e novembre 2025. La coppia, trasferitasi in paese alla ricerca di tranquillità e di un contesto immerso nella natura, si sarebbe invece trovata a convivere con comportamenti ritenuti molesti e intimidatori. In particolare, l’uomo imputato sarebbe stato più volte ripreso mentre, nel proprio giardino confinante, compiva atti di autoerotismo, talvolta indossando abbigliamento intimo femminile, anche in presenza indiretta di altri residenti, tra cui una minorenne.

Cappi e teschi

A questi episodi si sarebbero aggiunti atteggiamenti minacciosi, come la collocazione, nel terreno, di oggetti dal contenuto fortemente simbolico: cappi, peluche di animali impiccati, teschi impalati, forche con nastri e lumini cimiteriali. Elementi che, secondo i denuncianti, avrebbero contribuito a creare un clima di costante paura e tensione.

Forte disagio psicologico

Uno dei testimoni ha descritto in aula di aver vissuto in uno stato di allerta continuo che avrebbe inciso profondamente sulle abitudini della coppia. Le uscite sarebbero state ridotte al minimo, gli spostamenti effettuati sempre insieme, fino alla decisione di installare sistemi di videosorveglianza e barriere per tutelare la propria privacy. La situazione avrebbe generato un forte disagio psicologico, soprattutto per la donna, che avrebbe sviluppato ansia persistente e timori legati alla propria sicurezza personale. A confermare il quadro è stata anche la psicologa della donna, che ha parlato di un significativo stress psicofisico, con sintomi ansiosi e depressivi tali da compromettere l’equilibrio quotidiano della paziente.

La casa all’asta

La situazione si sarebbe interrotta lo scorso novembre, quando l’immobile dell’imputato è stato venduto all’asta e acquistato dalla stessa coppia denunciante. Una soluzione estrema che, tuttavia, non avrebbe cancellato del tutto il timore di possibili ritorsioni, anche perché l’acquisizione riguarda solo parte della proprietà originaria. Sul fronte opposto, la difesa — rappresentata dall’avvocato Rossella Bonoldi — ridimensiona le accuse, parlando di rapporti di vicinato deteriorati e di comportamenti fraintesi.  Il procedimento proseguirà il 21 luglio, quando è previsto l’eventuale esame dell’imputato.

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