Truffe agli anziani, otto Sinti a processo. Accusati di 30 colpi per mezzo milione

VARESE – Seriali, organizzati e con pochi scrupoli. E’ la fotografia che emerge dall’inchiesta condotta dai carabinieri della compagnia di Luino, coordinati dal pubblico ministero Marialina Contaldo, degli otto imputati comparsi oggi, martedì 12 novembre, davanti al Gup del tribunale di Varese con l’accusa di aver sistematicamente raggirato, truffato e derubato, una serie di anziani con il trucco della fuga di gas o dell’acqua contaminata il tutto certificato dalla presenza di un finto agente della Polizia Locale.

“Lavoro” di famiglia

Gli otto imputati, che hanno tra i 47 e i 22 anni, sono tutti Sinti imparentati tra loro e residenti in Piemonte, hanno chiesto di essere ammessi al rito abbreviato. Le parti offese sono 40, due delle quali oggi si sono costituite parti civili nel procedimento. La richiesta risarcitoria più alta ammonta a circa 150mila euro. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti gli otto componevano un vero e proprio “consorzio” della truffa con ruoli precisi. C’era chi metteva a disposizione i telefoni per comunicare durante il colpo, chi reperiva le auto chi forniva le targhe clonate per evitare che le macchine venissero rintracciate chi, alla bisogna, approntava arnesi da scasso. E c’era chi, naturalmente, andava “in scena” con la vittima di turno.

Bottino da 500mila euro

Sono 26 i colpi (tra tentati e riusciti) contestati alla banda in provincia di Varese, da Besozzo a Busto, passando per Somma e Carnago, due quelli contestati in provincia di Como e altri due quelli di cui gli otto si sarebbero resi responsabili a Legnano. In tutto 30 colpi in otto mesi, come contestato dall’accusa, per un bottino complessivo stimato intorno al mezzo milione di euro.

Il gas, l’acqua e il finto vigile

Le vittime venivano selezionate accuratamente: sempre anziani, tra i truffati compare qualcuno nato nel 1937, talvolta marito e moglie, spesso soli. A seconda che si trattasse di una fuga di gas che avrebbe potuto far esplodere la casa o di acqua avvelenata alla porta del malcapitato si presentava o un falso tecnico del gas o un falso tecnico dell’acqua. Costante la presenza di un secondo uomo, un finto agente della Polizia Locale, con tanto di divisa, che certificava il pericolo imminente alla bisogna anche con una chiamata, fasulla, ad una fantomatica centrale operativa. Soldi e preziosi venivano fatti spostare nel forno o in freezer, i truffatori a quel punto distraevano le vittime, con le buone ole cattive, arraffavano il bottino e sparivano.

La macchina e le targhe clonate

L’auto usata per il colpo, sempre fornita di una diversa targa clonata, veniva poi ben nascosta in un box nel Novarese ben custodito attraverso diversi sistemi di difesa passiva, non ultimo un sistema di video sorveglianza interna collegato direttamente a smartphone per una valutazione in tempo reale di eventuali accessi. Sono stati i carabinieri di Luino a intuire che la macchina era sempre la stessa e a riuscire a “tracciarla” nonostante il cambio delle targhe sino a rintracciare i presunti appartenenti all’associazione a delinquere. Il 5 febbraio il processo entrerà nel vivo.

Truffe agli anziani, 6 Sinti in carcere. I colpi in provincia di Varese, Como e Milano

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