Varese, Stefania Bardelli si candida a sindaco e va al “mercato” del centrodestra

Stefania Bardelli sul palco del Palace con il direttore della Prealpina Silvestro Pascarella

VARESE – Stefania Bardelli, nell’annunciare la sua candidatura a sindaco di Varese, ha già ottenuto il primo risultato: mettersi in luce nelle riflessioni del centrodestra su un eventuale apparentamento in caso di ballottaggio. Un po’ anche per via del fatto che i vannacciani nelle ultime settimane hanno spento fari e motori e si sono rintanati in un cono d’ombra che li tiene fuori dal dibattito politico dopo mesi trascorsi sotto i riflettori.

Centrodestra in panne, Bardelli in fuga

A Varese, sponda centrodestra, in questo momento l’unica certezza è la geometria politica dell’alleanza: ovvero tutti compatti alla ricerca di una candidatura a sindaco che tarda a maturare. I segretari cittadini  (tutti e in sintonia) antepongono al nome tutta una serie di riflessioni (data delle elezioni, terzo mandato sì – terzo mandato no, eccetera eccetera) che alla fine profumano di scuse di chi è ben lontano dal quagliare. Anche perché il nome, o i nomi, ci sono e sono tutti autorevoli (Luca Marsico, Raffaele Cattaneo e l’underdog Sergio Terzaghi) ma a tutti manca uno per fare trentuno. Insomma, è il momento dei veti da sciogliere (su Marsico); delle caselle regionali da sistemare (per Raffaele Cattaneo) o del camouflage per evitare bruciature (per Sergio Terzaghi).

Dimensione Bardelli

Finché in campo non ci sarà il leader della coalizione di centrodestra, i movimenti come il Mav bardelliano e i partiti come Futuro Nazionale hanno agio, spazio e riflettori tutti per loro. E una figura come la Bardelli l’occasione non se la fa scappare. Tanto che ha messo in piedi una serata Barnum, con ospite Stefano Bandecchi, per lanciare la sua candidatura a sindaco di Varese e continua a imperversare sui social.

Spina nel fianco

E, piaccia o non piaccia, l’astuta mossa della Bersagliera non può essere ignorata dal centrodestra varesino. Bardelli, infatti, va a intercettare il malumore nei confronti dell’amministrazione in un bacino elettorale che non è certamente di centrosinistra. Insomma, pesca dove buttano la rete anche Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega. Senza contare Futura Nazionale di Roberto Vannacci, che, fino a prova contraria, predica ancora la corsa solitaria.

“O si fa l’alleanza o si muore”

Un bel problema che si porrà più avanti, ma sul quale i partiti dovranno riflettere fin da ora. È chiaro che i bardelliani, nonostante l’ambizione di prendersi Palazzo Estense, hanno le stesse possibilità di centrare il bersaglio come il Monza di vincere lo scudetto. Ma è altrettanto evidente che la determinata Stefania sta picchiando come un fabbro su pochi temi che però, alla lunga, potranno fare breccia nell’elettorato più scontento e tradursi in voti. Quanti? i più ottimisti dicono che potrebbe arrivare anche al 3-4%. Pochi, troppo pochi per chi sogna di indossare la fascia tricolore, eppure sufficienti – in caso di ballottaggio – per farsi corteggiare. E per mercanteggiare (suvvia, basta ipocrisia!) un posto al sole, che tradotto significa una poltrona. Anche perché (parafrasando la parafrasi del motto garibaldino in voga tra i vidolettiani): o si fa l’accordo o (politicamente) si muore.

E il centrodestra dovrà affrontare il medesimo tema anche con i vannacciani. Perché, prima di tutto i valori e le idee, ma in fondo, i voti, che sono come la pecunia: non olet.

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