Dal disagio giovanile a Israele, il Varese Summer Festival chiude con la lezione di Crepet

di Giorgio Pietrobon

VARESE – La seconda edizione del Varese Summer Festival si è chiusa ieri, domenica 28 luglio, sotto il segno di Paolo Crepet che ai Giardini Estensi di Varese ha presentato il suo ultimo libro “Mordere il cielo”. Le parole dello psichiatra toccano da vicino ognuno di noi invitandoci a «non accontentarci di opinioni precostituite, di un sapere preconfezionato e superficiale, certo questo richiede tempo e fatica ma contraddistingue l’essere umano differenziandolo dall’animale. Gli intellettuali servono a questo: a costruirsi un pensiero critico e comunicarlo in modo comprensibile a tutti senza alcun timore; ci vuole coraggio a dire cose che danno fastidio, a urtare le posizioni dei più».

Una riflessione sulla società

Raccontando storie, esperienze di vita e facendo riferimento ai grandi dell’arte e della letteratura Crepet si ricollega sempre all’attualità invitando gli spettatori a riflettere su questioni attuali, che coinvolgono tutti: l’ottenimento del diploma che non va festeggiato dal momento che all’esame vengono promossi tutti senza alcuna distinzione per poi passare alla situazione in Israele e al recente attentato le cui vittime erano dei ragazzi innocenti.

Crepet invita le persone a uscire dal proprio torpore emotivo e intellettuale; il mondo di oggi è imperturbabile, non reagisce alle ingiustizie e alle prevaricazioni ma è uno spettatore passivo e indifferente, narcotizzato dalla tecnologia e dai social. Ognuno vive per sé, nella propria monade. Tutto è senza soggetto, laconico e omologato dalla tecnologia. La modernità ha annientato la bellezza sempre feconda della diversità, «questa non è democrazia ma piattume esistenziale». Lo psichiatra guarda l’umanità in modo disincantato: non c’è più empatia, manca una compartecipazione emotiva al dolore, non sappiamo più rapportarci con la sofferenza e temiamo la morte. Uno dei fantasmi deliranti del nostro tempo infatti è l’immortalità, cancellare la morte annullando differenze e gerarchie generazionali: adulti che si comportano come i bambini, hanno sempre gli stessi gusti e fanno sempre le stesse cose.

Il problema educativo

Tra i temi toccati da Crepet c’è la questione educativa strettamente correlata al disagio giovanile. Lo psichiatra si rivolge agli adulti che non hanno fatto mancare nulla alle giovani generazioni allontanandole dai fallimenti e dalle sconfitte, gli unici strumenti che consentono all’uomo di migliorarsi; «evoluzione e progresso richiedono fatica e dedizione: la creatività è sforzo inaudito, elogio della scomodità ed esaltazione dell’originalità che ci tiene lontani dalla mediocrità e dal pressapochismo – ha spiegato lo psichiatra – Ciò che rende l’uomo strepitoso e bello è il cammino, il non accontentarsi, i progressi si fanno agendo “a modo proprio”. È l’esperienza che fa crescere perché non sono gli altri ad essere intermediari. Oggi il diritto costituzionale per un giovane è ereditare comodamente quanto hanno costruito gli altri. Così non si può andare avanti, urge un cambio di mentalità, un cambiamento che necessità l’impegno di tutti, nessuno escluso».

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