VERBANIA – Una passeggiata sul lago dedicata a Sergio Ramelli, nel cuore di una città Medaglia d’oro della Resistenza.
È una decisione destinata ad alimentare il dibattito politico quella assunta dalla giunta guidata dal sindaco Giandomenico Albertella (civico sostenuto dal centrodestra ad eccezione di Forza Italia) , che ha deliberato l’intitolazione del tratto del lungolago di Intra compreso tra il vecchio imbarcadero e Parco Cavallotti al giovane militante del Fronte della Gioventù morto nel 1975, dopo essere stato aggredito da esponenti di Avanguardia Operaia.
La futura Passeggiata Sergio Ramelli – la posa della targa è subordinata al via libera della Prefettura – comprende anche il tratto del lungolago dove sorge il monumento ai Caduti, sede delle celebrazioni del 25 Aprile. Una collocazione altamente simbolica che ha immediatamente acceso lo scontro politico.
Il sindaco: «Una scelta di pacificazione»
«Volevamo intitolargli un luogo pubblico quale testimonianza delle conseguenze a cui conduce lo scontro ideologico e politico quando non lo si affronta, da entrambe le parti, con tolleranza e rispetto», spiega Albertella, che rivendica una scelta di «pacificazione sociale» e di promozione della cultura della non violenza.
Nel lungo comunicato diffuso dopo la delibera, il sindaco respinge le accuse di voler compiere un gesto identitario: «Sergio Ramelli era un ragazzo, è stato massacrato ed è morto per le sue idee. I cadaveri e le ferite dettati da quel clima ideologico e violento non hanno colore politico».
E aggiunge: «Chi si aspetta flotte di saluti romani sul nostro lungolago sbaglia, o mente sapendo fin da oggi che questo non avverrà mai». Per Albertella ricordare Ramelli significa «accendere un faro sul dialogo» e offrire alle nuove generazioni una riflessione sugli anni della violenza politica.
Il sindaco spiega anche che la scelta del luogo risponde a una valutazione pratica: dedicare una passeggiata, anziché una via o una piazza, evita a residenti e attività economiche di dover modificare gli indirizzi. L’idea, aggiunge, nasce da un percorso di riflessione avviato dopo un incontro organizzato lo scorso anno alla Soms di Intra.
Pd: «Un insulto alla storia della città»
Durissima la reazione del Partito Democratico, che invita l’amministrazione a fare un passo indietro e a dedicare quello spazio a una figura capace di unire la comunità verbanese. I dem citano, tra gli altri, Cleonice Tomassetti, Giulio Cesare Rattazzi, Franco Bozzutto e Gianni Pizzigoni come esempi di personalità condivise.
Per il Pd l’intitolazione rappresenta «un’azione di distrazione di massa» rispetto ai problemi concreti della città e conferma la predilezione del sindaco per «azioni simboliche» a sostegno di una precisa sensibilità politica, «mascherando con parole di buon senso la volontà di solleticare la pancia dei camerati».
Il partito ricorda inoltre che il tratto di lungolago interessato ospita ogni anno le celebrazioni della Festa della Liberazione e definisce la scelta «un insulto alla storia e alla memoria della città», richiamando anche la decisione, assunta a inizio mandato, di bloccare il percorso di intitolazione della scuola Cadorna a Gino Strada.
Volt: «Due pesi e due misure»
Critica anche la posizione del movimento Volt, che torna proprio sul precedente di Gino Strada. «Per Gino Strada si disse che l’intitolazione sarebbe stata divisiva, mentre per Sergio Ramelli si è scelto uno dei luoghi più visibili e rappresentativi della città», osserva il movimento, chiedendo coerenza all’amministrazione.
Volt distingue tra il doveroso ricordo di tutte le vittime della violenza politica e la scelta di dedicare uno spazio pubblico a «una figura fortemente connotata nella memoria politica della destra», presentandola come un gesto naturalmente unificante.
«Quando il pensiero coincide con quello dell’amministrazione diventa automaticamente civico, neutrale e unificante. Quando se ne discosta diventa politico, controverso e divisivo», afferma il movimento, sostenendo che in questo modo si introduce «una visione politica a senso unico» nella memoria pubblica della città.
La vicenda riporta così al centro del dibattito il tema della memoria pubblica e dell’uso della toponomastica, destinato con ogni probabilità a rimanere al centro del confronto politico verbanese anche nelle prossime settimane, in attesa del via libera della Prefettura all’intitolazione.
