VERBANIA – Dopo forti polemiche e un corteo con 2000 partecipanti promosso dall’Anpi e dai partiti di centrosinistra, il sindaco di Verbania Giandomenico Albertella rinuncia all’idea di intitolare a Sergio Ramelli, il giovane di destra ucciso nel 1975 a Milano, il lungolago finora dedicato ai marinai d’Italia e legato alla memoria ai martiri partigiani del 1944. A Ramelli sarà intitolato il nuovo ponte ciclopedonale che collega il centro eventi “Il Maggiore” al centro storico del borgo di Intra.
Il sindaco: Verbania non sceglie tra le vittime
In una conferenza stampa tenuta questa mattina Albertella ha detto di aver ricevuto «in queste settimane molte lettere, tante a sostegno di questa scelta e altre contrarie, e ho ascoltato con attenzione anche chi la pensa diversamente. Ricordare Sergio Ramelli significa dire ai nostri ragazzi che in questo Paese nessuno deve più morire per un’idea, e andiamo avanti: la condanna della violenza politica non ha colore. Ma la memoria ha dei luoghi, e il lungolago appartiene ai martiri che lo hanno percorso metro dopo metro».
Sul lungolago, ha aggiunto il sindaco, «continueranno a camminare, idealmente accanto a noi, i ragazzi del ’44. Sul ponte, chi lo attraversa leggerà il nome di un ragazzo del ’75. Due storie diverse, nessuna da usare contro l’altra. Verbania non sceglie tra le vittime, dà a ciascuna il suo posto».
Il segretario Pd: ha vinto Verbania antifascista
Una lettura opposta arriva dal segretario provinciale del Partito democratico, Riccardo Brezza: «La decisione del sindaco Albertella rappresenta un vero passo indietro politico compiuto sotto il peso e la forza della piazza democratica e antifascista verbanese. Quello che è evidente a tutti è che nemmeno le parole di sostegno della sua maggioranza hanno potuto evitare quello che già era evidente a tutta la città: quella scelta era sbagliata, contro la storia di Verbania e di tutti i verbanesi».
«La decisione in ogni caso – conclude Brezza – non cancella la ferita fatta alla città: l’aver riportato gli istinti peggiori del ‘900 nel dibattito cittadino, il vedere risorgere movimenti antidemocratici e fascisti in una città medaglia d’oro al valor civile per la Resistenza rimane una ferita che Verbania non dimenticherà».
