Varese, a Villa Panza in mostra il colore di Josef Albers. «Un titano del Novecento»

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VARESE – «Una delle più grandi mostre che sono state organizzate a Villa Panza, con le opere di un titano della storia dell’arte». Così il presidente del Fai – Fondo per l’Ambiente Italiano Marco Magnifico ha definito l’esposizione che si è aperta oggi, giovedì 9 aprile, nella dimora di Biumo (qui sotto il video con le opere e le interviste). Josef Albers: Meditations è il titolo della mostra che propone 29 opere dell’artista tedesco, tra i più celebri del Novecento. Sarà visitabile fino al 10 gennaio 2027. 

Vicino all’arte amata da Panza

La mostra è promossa dal Fai insieme alla Josef & Anni Albers Foundation ed è composta da opere provenienti da importanti collezioni pubbliche e private in Europa e negli Stati Uniti, alcune delle quali finora quasi mai esposte al pubblico. «Questa mostra è così straordinariamente in sintonia con il luogo – ha aggiunto Magnifico – e l’allestimento è davvero perfetto». Il progetto nasce dall’invito di Gabriella Belli, curatrice della programmazione scientifica di Villa e Collezione Panza, a Nicholas Fox Weber, executive director della Josef & Anni Albers Foundation e curatore della mostra. Nonostante Josef Albers non sia tra gli artisti collezionati da Giuseppe Panza di Biumo, ma di certo tra quelli da lui osservati e studiati, il progetto espositivo è strettamente legato all’identità del luogo e alla storia della Collezione Panza: l’opera di Albers infatti appare oggi uno degli antecedenti più alti di molte ricerche – sulla luce, sul colore o sulla percezione – che Panza avrebbe poi perseguito attraverso l’opera di artisti che caratterizzano la sua raccolta storica. La mostra propone inoltre un dialogo tra le opere e gli spazi di Villa Panza dando corpo a quell’idea, dello stesso Albers, per cui opere d’arte e oggetti frutto di una ricerca originale e di un’eccellente qualità tecnica, indipendentemente dal tempo o dal luogo in cui sono stati realizzati, possono arricchirsi nel loro confronto. Ne risulta un allestimento originale e suggestivo, capace di restituire una prospettiva rinnovata sulla ricerca di Josef Albers, ed essenziale, rarefatto e meditativo, come lo spirito che ha sempre animato la ricerca di Giuseppe Panza, e che tuttora caratterizza l’esperienza di visita alla villa.

Un grande del Novecento

Pioniere della pittura astratta, designer e docente, Josef Albers (1888-1976) ha creduto nel potere dell’arte di “aprire gli occhi” e ha dedicato una parte essenziale della propria pratica artistica e pedagogica allo studio del colore e delle sue interazioni. La serie Variant/Adobe (1946-1966) e Homage to the Square (1950-1976) costituiscono l’esito più compiuto di questa ricerca e testimoniano la sua straordinaria capacità di indagare gli effetti delle interazioni del colore nell’esperienza percettiva. Adottando il quadrato come unità primaria Albers mostra come la percezione di un colore cambi in rapporto a quello che gli sta accanto. Il lieve spostamento verso il basso del centro di ciascun quadrato introduce inoltre una tensione che porta l’occhio ad avvertire un senso di movimento. Questa riflessione influenzò profondamente gli artisti minimalisti e ambientali americani, come Dan Flavin, James Turrell e Robert Irwin, ma anche le ricerche monocromatiche, sempre americane degli anni ‘80, rappresentate a Villa Panza da artisti quali David Sims, Phil Sims e Anne Ruth Freedenthal.

Le opere in mostra

Presentate negli spazi del primo piano, nelle otto stanze affacciate sul parco della villa, le opere sono state selezionate da Weber per stimolare proprio quegli effetti lenti, gentili, ‘meditativi’ che Albers indicava come necessari alla comprensione dell’opera d’arte e che Giuseppe Panza ha ricercato nell’allestimento della sua casa-museo. La mostra non si costruisce come una retrospettiva cronologica, ma come un itinerario percettivo, concepito come un “esercizio del vedere”, in cui le opere diventano strumenti di indagine. Il visitatore è invitato a muoversi tra ambienti costruiti su assonanze e dissonanze cromatiche: dalle consonanze della prima stanza, con i bianchi e i gialli aciduli di Lone Whites (1963), Dimly Reflected (1963), Ascending (1962) e Polar (1963), in cui le tonalità di uno stesso colore si rivelano progressivamente, si passa ad ambienti di più forte tensione cromatica, dove gli aranci e i rosa agiscono da contrappunto ai toni freddi e scuri. Il percorso conduce infine alle gradazioni più dense dei grigi, dei bruni e dei neri di Night Sound (1968), Dark (1947) e Profundo (1965). Tra i prestiti d’eccezione Orange Front dal Guggenheim di Venezia, Homage to the Square dal Musée d’Art Moderne di Parigi, insieme a lavori raramente esposti al pubblico, come Dark, proveniente dalla Josef & Anni Albers Foundation e scelto da Weber proprio per la sua intensità. Un’ultima sezione con contributi video restituisce inoltre il metodo di un artista che ha profondamente trasformato la pittura del Novecento.

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