VISTO&RIVISTO Casa, docile casa. Del male

minchella visto rivisto casa

di Andrea Minchella

VISTO

LA CASA- IL ROGO DEL MALE, di Sebastien Vanicek (Evil Dead Burn, Stati Uniti 2026, 112 min.).

Quasi cinquant’anni dopo il “classico” dell’horror “La Casa”, del visionario e ancora attivo Sam Raimi, torna al cinema l’ennesimo capitolo, il sesto, di una saga che negli anni ha ottenuto parecchio successo e ha dato vita anche a diversi “sequel” apocrifi, anche prodotti e distribuiti da italiani, incentrati su case maledette infestate da presenze demoniache.

Se il “franchise” ideato da Raimi conta, appunto, sei capitoli, tra reboot e remake, i film non autorizzati che in qualche modo sviluppano, non sempre in maniera egualmente suggestiva e dignitosa, il tema della casa come entità diabolica in grado di mietere vittime con una facilità estrema sono più di dieci. Questo dimostra che una buona idea, spesso, diventa allettante per produttori senza scrupoli (e carenti di nuove idee) tanto da spremere un concetto fino all’esasperazione, quasi a uccidere (metaforicamente) gli spettatori che, un po’ nostalgici, un po’ cresciuti, si illudono di poter rivivere le stesse emozioni che più di quarant’anni fa hanno provato guardando “La Casa” in un vecchio cinema di provincia, quando ancora il mondo era un posto piccolo, sicuro e carico di speranze. Si casca nella trappola della parola “Casa” ma non si ritrova nulla di ciò che ci ricordiamo aver vissuto con quei leggendari e mitici film del passato.

In questo “La Casa- Il Rogo del Male” il sangue scorre a litri. Lo splatter diventa legittimazione drammaturgica per un regista che rimane intrappolato nella nostalgia e nella totale sudditanza artistica del gigante Sam Raimi. Il limite, uno dei tanti, di questo sesto capitolo della saga creata da Raimi è proprio la mancanza di coraggio da parte del regista di staccarsi dalla “confort zone” del “già visto” per esplorare nuovi linguaggi e nuovi stili nel raccontare uno dei concetti “ancestrali” da cui tutto il genere horror discende. La prevedibilità della vicenda, dell’ennesima casa infestata da spiriti che danno la caccia a una famiglia che piange un defunto appena sotterrato (e il cui spirito esce dalla tomba per dare la caccia ai vivi), amalgama ogni sequenza, ogni inquadratura, ogni “frame” che compongono la pellicola.

La storia è solo un pretesto per rimettere sul mercato un marchio riconoscibile, senza però aggiungere nulla di nuovo. Il giovane regista francese aveva già fatto breccia nell’ambiente con il molto più originale ed inquietante “Vermin” del 2023 in cui ragni velenosi scorrazzavano indisturbati in una pellicola innovativa e molto più strutturata. Qui, invece, i Deadites, le anime delle tenebre, rincorrono ancora i superstiti per infestarli e trasformare il mondo in un diabolico prolungamento delle tenebre.

Tutto già visto e rivisto. Tanti, infatti, i rimandi alla cinematografia di genere che ha saputo dire qualcosa di più negli anni. l’atmosfera del film, spesso, si trasforma in una poco celata riconoscenza artistica a giganti dell’horror che hanno saputo spaventare milioni di spettatori perché non hanno avuto paura di osare. Primo fra tutti Wes Craven il cui “Le Colline hanno gli Occhi” diventa spesso atmosfera sottostante di questo fragile e poco convince racconto.

Se penso ai recenti “Obsession” o “Backrooms” ritengo quasi più difficile realizzare pellicole come “La Casa- Il Rogo del Male”, che non lascia nulla agli spettatori, che tentare di realizzare qualcosa di nuovo, a partire non solo dalla storia ma anche dalla grammatica e dallo stile intesi come parti essenziali di un film moderno in grado di contestualizzarsi in un mondo, quello di oggi, che è totalmente diverso (e molto più inquietante) dal mondo in cui, quasi cinquant’anni fa, usciva il primo e irripetibile “La Casa” di Sam Raimi.

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RIVISTO

LA CASA, di Sam Raimi (The Evil Dead, Stati Uniti 1981, 85 min.).

Uno chalet dove alcuni ragazzi decidono di passare qualche giorno di svago si trasforma in un incubo fatto di oscure presenze e cieca violenza in grado di tramutare una vacanza in una mattanza. Tra esoterismo e anime delle tenebre che seminano sangue, Sam Raimi confeziona un piccolo capolavoro “alla maniera dei peggiori “B-movies” che rimane meritatamente come uno dei pilastri del genere “horror-splatter”. Da riscoprire per accorgersi della sua involontaria modernità e dell’inaspettata freschezza di stile.

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