di Andrea Minchella
VISTO
IN THE GREY, di Guy Ritchie (Gran Bretagna- Stati Uniti 2026, 97 min.).
Adesso provate ad immaginare un film thriller (a tratti drammatico) in cui un individuo deve scrivere una recensione sull’ultimo film di Guy Ritchie. Ecco come mi sento ora. Mi trovo nella difficile posizione di scrivere una recensione su “In The Grey” senza poter dare sfogo alle mie più scurrilii e irripetibili figure retoriche. Ci provo.
“In The Grey” si presenta subito come un film di azione, uno di quelli “spara-spara” tanto graditi all’uomo medio che nel cinema, spesso, cerca una versione migliore di sé e della propria vita. Gli ingredienti ci sono tutti: miliardi di dollari spariti, un’avvocata bellissima e decisa a recuperare quella montagna di soldi, una squadra in suo aiuto che molto ricorda il gruppo d’azione della saga “Mission: Impossible”, di cui forse abbiamo assistito l’anno scorso al capitolo finale, e una vicenda che si incastona nella vita di un ricchissimo e cattivissimo sudamericano che è meglio non avere come nemico.
Nel gruppo che collabora con la magnetica Sophia spiccano i quasi modelli Jake Gyllenhaal e Henry Cavill. Loro sono belli, intelligenti, forti, capaci di qualsiasi azione militare estrema e, ahimè, sono anche simpatici. Tra un conflitto a fuoco ed una fuga mozzafiato non lesinano battute come avviene tra due amici in un bar davanti ad una birra. Questa vena semi ironica è quell’elemento che tira il colpo finale ad un progetto già agonizzante.
Cosa manca, dunque? Tutto il resto. Tutto quello che trasforma un progetto costoso in un bel film da guardare. Prima di tutto manca completamente una sceneggiatura capace di strutturare con armonia ed equilibrio una storia che seppur un chiaro pretesto avrebbe comunque potuto intrattenerci con stile per un’ora e mezza. Poi manca la fluidità che solo i grandi registi sono in grado di creare davanti a progetti così costosi e complessi. Manca, infine, la volontà di stupire davvero e non fornire solamente “cliché” di un genere che, se realizzato con cura, può ancora sorprendere ed appassionare.
Guy Ritchie scrive, male, e dirige un film slegato che si perde in un “loop” narrativo in cui la prevedibilità e la banalità superano il flusso narrativo che si adagia su una tensione che fatica a palesarsi nella sua grandiosità. La voce narrante iniziale della protagonista (che spiega una vicenda già abbastanza chiara e scontata) intralcia lo svolgersi dell’azione nella prima parte. La seconda parte, poi, si snoda tra un tentativo di estrazione e fuga da parte del gruppo para militare, coordinato da Jake Gyllenhaal, alle prese con un “cattivo” molto cattivo e vendicativo. A tutto questo aggiungete giusto un filo di tradimenti, equivoci e doppio gioco e arrivate alla fine della pellicola. Con qualche sbadiglio di troppo, forse.
Sono lontani gli elementi ruvidi e “punk” di “Lock & Stock” o gli elementi balcani e dissacranti di “The Snatch”. Guy Ritchie, tranne qualche buona idea che supervisiona (come l’interessante serie “Mobland”) o l’intelligente regia della serie “The Gentlemen”, tratta dal suo stesso film del 2019, sembra faticare a trovare una rinnovata e credibile capacità autoriale che lo ha reso famoso giovanissimo alla fine degli anni novanta.
Dunque “In The Grey” è un’occasione persa, l’ennesima, di un cinema in crisi che cerca di semplificarsi per meglio vendersi alle piattaforme e, come dice Steven Spielberg, sempre più povero di storie da raccontare che siano nuove e rinnovate e che siano capaci di proiettare il presente, difficile e folle, in pellicole che sappiano ancora appassionare il pubblico. Guy, ritenta sarai più fortunato. Speriamo.
***
RIVISTO
THE COVENANT, di Guy Ritchie (Regno Unito- Spagna- Stati Uniti 2023, 123 min.).
Forse l’ultimo film interessante di un regista che dopo l’inizio esplosivo di una carriera gigantesca ha faticato sempre a tenere il punto su una visione, la sua, che alla fine degli anni novanta era diventata innovativa, sprezzante e cinicamente vera.
Un Jake Gyllenhaal bravissimo alle prese con una guerra e il senso di dovere, e di amicizia, che porta il bel militare a fare scelte estreme pur di salvare chi gli ha salvato la vita tempo prima. Intenso.
minchella visto rivisto – MALPENSA24
