di Andrea Minchella
VISTO
PRIMETIME, di Lance Oppenheim (Stati Uniti 2026, 110 min.).
Lance Oppenheim, classe 1996, dopo una serie di documentari interessanti ed eterogenei per stile e argomenti trattati debutta al cinema con il suo primo film. La sua vena di documentarista rimarca una produzione complessa sulla vicenda del giornalista Chris Hansen che circa vent’anni fa divenne famoso per il suo programma “To Catch a Predator” in onda su NBC dentro il programma giornalistico Dateline.
Hansen elabora un programma investigativo in cui, grazie a degli attori della sua troupe usati come esche, cerca di smascherare i predatori sessuali che in rete contattano, per poi incontrarli, minorenni disposti ad avere rapporti con sconosciuti.
L’idea, poi, di poter “pizzicare” in diretta questi predatori pochi istanti prima che il rapporto possa consumarsi diventa la struttura portante di un programma controverso che ha rivoluzionato, almeno in parte, il format di programmi di intrattenimento investigativi instillando nel pubblico un interesse morboso nel vedere umiliati in diretta dei soggetti ancor prima che venisse istruito un processo o addirittura fosse emessa una sentenza.
“To Catch a Predator” veniva realizzato con l’ausilio della Polizia che forniva aiuto nella fase in cui il predatore, dopo essere stato smascherato da un Chris Hansen che si ergeva quasi ad una sorta di divino giustiziere, cercava di scappare. Tutto perfettamente filmato da una troupe che vantava decine di telecamere fisse e un paio di cameramen pronti a immortalare ogni dettaglio utile alla narrazione inquisitoria di Hansen.
Visto il successo sempre più vasto attorno al programma di Hansen la Nbc decise di spostarlo nella fascia oraria della prima serata, “primetime” appunto. E così Chris Hansen e la sua variegata troupe fu consacrato come il giustiziere digitale di un mondo alla deriva fatto di predatori sessuali e prede indifese. Da quel momento Hansen dovette vedersela con palinsesti di altri canali sempre più aggressivi: o venivano mandati in onda programmi simili in cui il “reality” si confondeva pericolosamente con l’inchiesta e con l’attualità, o venivamo mandate in onda serie tv leggendarie, come “Lost”, che avevano un seguito enorme e spesso culturalmente lontano anni luce dal pubblico che seguiva in maniera ossessiva la caccia morale di Chris Hansen.
Il programma fu cancellato improvvisamente quando un procuratore distrettuale, dopo aver scambiato messaggi compromettenti con un poliziotto che si fingeva un ragazzino, si suicidò poco prima che gli agenti e la troupe di Hansen irrompessero nella sua abitazione. Consapevoli da sempre che il programma era estremamente ambiguo, quella vicenda convinse i vertici della Nbc a sospendere definitamente lo show di Chris Hansen
“Primetime” è un resoconto, non sempre all’altezza, di quella vicenda che trasformò per sempre il potere della televisione su migliaia di spettatori i quali delegavano ad altri il giudizio e la condanna di ciò che vedevano. Oppenheim filma in maniera ossessiva l’ascesa di Hansen e del suo programma giustizialista. La pellicola, che si sdoppia in formati analogici VHS per aumentare la veridicità della narrazione, viene sapientemente cucita addosso a Robert Pattinsion che interpreta un Chris Hansen spietato e assetato di “audience”. Pattinson si trasforma, nel corpo e nella voce (sarebbe ideale guardarlo in lingua originale) in un professionista senza scrupoli che si sostituisce alla legge pur di veicolare quella che gli pare essere una rivoluzione senza precedenti. La confusione che inevitabilmente disorienterà il suo pubblico diventa un effetto collaterale che può essere gestito senza difficoltà dalla sua squadra estremamente preparata a partire dalla sua producer Andie Bender che da subito crede nel progetto del giornalista e conduttore Chris Hansen.
“Primetime”, dunque, ci restituisce un fenomeno mediatico che ha rivoluzionato i canoni linguistici e stilistici dei programmi televisivi “real” incentrati sull’investigazione in cui predatori e prede venivano cannibalizzati allo stesso modo per restituire al pubblico una serena e tranquilla gogna mediatica egregiamente filmata e sapientemente montata. Inquietante e spiazzante.
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RIVISTO
LO SCIACALLO- NIGHTCRAWLER, di Dan Gilroy (Nightcrawler, Stati uniti 2014, 117 min.).
Jake Gyllenhaal si trasforma in uno stomachevole sciacallo pronto a soddisfare tutti gli istinti morbosi di un pubblico televisivo sempre più ossessionato dal poter guardare seduti comodamente a casa scene di violenza, vittime appena uccise, crimini in atto nelle strade di una Los Angeles a tratti apocalittica. L’opera prima di Dan Gilroy ci accompagna nella tragedia filmata a tutti i costi pur di confezionare un buon servizio televisivo. Ossessionante.
