VISTO&RIVISTO L’incubo di una famiglia disfunzionale nell’horror italiano d’autore

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di Andrea Minchella

VISTO

L’ESTRANEA, di Paolo Strippoli (Italia- Francia- Belgio 2026, 115 min.).

realizza un’opera disturbante e asfissiante che ha tutte le caratteristiche per arrivare lontano, magari proprio a Los Angeles dove a marzo si terrà la novantanovesima cerimonia dell’Academy. Per quella sera “L’Estranea” potrebbe essere nella lista dei film stranieri in lizza per l’ambita statuetta. Già l’ingresso nella categoria darebbe al giovane Paolo Strippoli il giusto riconoscimento per una pellicola intelligente e sapientemente costruita.

Il regista pugliese maneggia i generi cinematografici con una spontaneità straordinaria sviluppando qui una narrazione angosciata e claustrofobica in grado di cristallizzare una storia raccapricciante che si svolge nel luogo più pericoloso in cui essere umano possa vivere: la famiglia. Lontano dagli stereotipi buonisti della superficialità umana e dai luoghi comuni rassicuranti del mondo della pubblicità, la famiglia, soprattutto nella narrazione cinematografica, assume quei connotati che la psicoanalisi spesso conferisce proprio al luogo dove nasciamo e dove ci costruiamo, dolore dopo dolore, la nostra complicata e fragile personalità. Spesso campo di battaglia di insicurezze, rimpianti e ansie dei nostri genitori, la famiglia diventa un’alienante e complicata regione psicologica difficile da abitare e ancora più complicata da abbandonare.

“L’Estranea” è un resoconto coraggioso e dissacrante delle dinamiche enigmatiche, a tratti diaboliche, cui a volte una famiglia è costretta a sottoporsi per garantirsi una serena, almeno apparente, permanenza nel mondo. La famiglia Colonna del film non fa eccezione. Bella, ricca, con due genitori affascinanti e due figli splendidi e promettenti, i Colonna vivono la loro luccicante vita in una bellissima casa nella Bari più ricca e affascinante. Tra feste ambite, un’attività lavorativa prestigiosa e svariati progetti per i bellissimi figli Alice e Tobia, la bellissima Anna e lo sfuggente Walter non sembrano avere crepe nello splendore delle loro esistenze. In realtà il fato, come spesso accade, ha ben altri piani per i quattro componenti della invidiata famiglia Colonna. Proprio le inaspettate conseguenze che irrompono nella tranquillità apparente di Anna dopo un grave incidente domestico a discapito della bellissima figlia Alice diventano la linfa velenosa e tossica di un violento e snervante vortice di scelte difficili e di errori fatali.

Strippoli, che ama il genere “horror”, qui compie un miracolo drammaturgico adattando quel linguaggio ad una vicenda familiare in cui i protagonisti non risparmiano nulla pur di garantire un benessere tanto ambito quanto difficile da raggiungere e mantenere. Le scelte che compiamo diventano spesso errori giganteschi a cui non sappiamo dare soluzioni e che influenzano irrimediabilmente il corso delle nostre vite. La domanda che Strippoli si fa, e che rivolge ad un pubblico ammutolito e incredulo, è quanto siamo disposti a cedere pur di garantirci una certa serenità? A questa domanda, seppur ingenua nel contesto di una normale e sana esistenza in connessione con il mondo che ci circonda, qui assume un significato complicato perché declinato ad un desiderio ossessivo che Anna possiede nei confronti della figlia Alice. Il rimpianto della bellissima mamma di non aver potuto fare l’attrice viene rigurgitato e sputato addosso alla piccola e inerme Alice che è costretta a fare numerosi provini per entrare nell’onirico mondo dello spettacolo. Questo desiderio diventa il detonatore di una catena di eventi drammatici che fanno piombare i Colonna in uno stato di profonda crisi le cui vittime sono i due figli e del marito inconsapevoli delle scellerate decisioni di una combattuta Anna.

Proprio l’estranea del film, interpretata da una straordinaria Valeria Bruni Tedeschi, diventa un inquietante alter ego che disorienta il pubblico dilaniato dal continuo cambio di direzione che assume la terribile vicenda. Adriano Giannini, Jasmine Trinca e i bravissimi attori che interpretano i figli, sia da piccoli che più grandi, completano un cast perfettamente modellato sulla storia scritta da Strippoli e DeChirico. L’acqua, tanto cara a Strippoli, quasi come un elemento biblico invade letteralmente ogni centimetro del finale per inondare completamente la sala in cui lo spettatore assiste ad un finale forse troppo carico di retorica simbolica. Ma il risultato non cambia per un’opera che osa e riesce quasi pienamente a soddisfare tutte le premesse che il regista si è prefissato. Assolutamente da vedere.

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RIVISTO

LA DOPPIA ORA, di Giuseppe Capotondi (Italia 2009, 95 min.).

Un thriller sospeso e strisciante che squarcia la difficoltà endemica di realizzare film del genere nel nostro paese. Capotondi realizza un intenso e onirico viaggio nell’anima dove i ruoli sono confusi e la realtà si dissolve a favore di un ritmo surreale e un racconto alienante. Da rivedere o, nel caso, da vedere per scoprirne la freschezza e l’assoluta modernità.

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