di Andrea Minchella
VISTO
JOKER: FOLIE à DEUX, di Todd Phillips (Stati Uniti 2024, 138 min.).
Difficile rimettere mano ad uno dei successi più inattesi degli ultimi anni. Il racconto di Phillips sul cattivo di Gotham del 2019 aveva spiazzato tutti trasformando la vita di Joker in un’epica popolare fatta di sofferenze e disagio. Come a voler contestualizzare e comprendere le ragioni più profonde ed enigmatiche della violenza cieca e immotivata che, ormai, sembra avvolgere sempre più il mondo contemporaneo. Grazie all’interpretazione dicotomica e schizofrenica di un Joaquin Phoenix pienamente nella parte, il regista di “Una Notte da Leoni” era riuscito a sgretolare il magnifico e superficiale, apparentemente, mondo dei super eroi, che da parecchi anni invadono prepotentemente le sale di tutto il mondo, restituendoci l’essenza tragica e mitografica delle sofferenze che quasi sempre si celano dietro i cattivi.
Cosa si poteva dire di più? Poco, ma il regista, certo della collaborazione di Phoenix, decide con questo sequel di scendere ancora di più in profondità trasformando la grammatica cinematografica del primo film in una sospensione musicale spiazzante in cui Phoenix e Gaga si avvinghiano alla loro follia cantando e ballando come nei “musical” di Broadway degli anni cinquanta. Dunque “Joker: Folie à Deux” non è un vero sequel ma è un ulteriore indagine sulla personalità snervante e complessa di Athur Fleck e del suo doppio.
Ritroviamo Fleck nel carcere di Gotham che non può non ricordare l’Alcatraz dei criminali più pericolosi dell’America degli anni cinquanta. Qui Fleck, scarno e senza sorriso, sta scontando una pena per gli omicidi raccontati nel primo capitolo. Mentre fuori “Joker” è diventata una vera star, grazie ad un film ed un libro che raccontano, mitizzandole, le gesta ribelli e violente del pagliaccio Phoenix, dentro le sbarre la vita di Fleck sembra destinata ad una morte certa o per un suicidio sempre strisciante nella sua mente o per una probabile condanna a morte decretata dall’imminente processo contro di lui. Tra un trasferimento e l’altro Fleck incontra Harley Quinn, una ragazza psicotica che subito riaccende la luce nello sguardo azzurro e totalizzante di Arthur. La vita del Joker sembra riprendere significato grazie alla presenza ingombrante e dolce di una ragazza, interpretata da una essenziale e affascinante Lady Gaga, che di Fleck ama proprio il suo lato più oscuro.
Il racconto che segue è una folle ma calibrata alternanza tra il film recitato, egregiamente, e il “musical” fatto di duetti scarni e sporchi in cui Phoenix e Gaga cantano con le loro voci accompagnati solo da un leggero e quasi impercettibile pianoforte. La grammatica del “musical” viene messa a disposizione di un racconto dissacrante e riluttante sulla felicità a tutti i costi e sul lieto fine ridondante e stucchevole dei “musical” di Broadway degli anni cinquanta ma assente dalla vita vera. Phillips strizza le voci dei protagonisti in un crescendo di esibizioni oniriche e surreali in cui il doppio si moltiplica all’infinito creando un corto circuito esistenziale tra la realtà e la finzione, tra il palco e le quinte, tra il sogno e l’incubo. “Joker 2” diventa presto un’altalena sulla quale è difficile rimanere aggrappati ma dalla quale è possibile scorgere la dolcezza ruvida e criptica di Arthur Fleck e dei suoi demoni.
Rimarrà deluso chi si aspetta da questo “sequel” una prosecuzione alienante delle gesta di Joker. Intelligentemente il regista cambia violentemente direzione obbligando lo spettatore ad una sorta di terapia collettiva in cui i demoni di tutti prendono forma e vita grazie alle sequenze spiazzanti che si susseguono sullo schermo. I demoni di ognuno di noi si intrecciano con i demoni della società contemporanea. Difficile, infatti, non pensare, guardando il film, alla presa violenta di Capitol Hill, all’attentato dell’11 settembre, all’ uccisione di Floyd o alla pandemia. I demoni di ogni individuo e quelli di una collettività qui vengono rielaborati grazie ad un flusso di recitazione e di canto imperfetti e indefiniti come accade nella vita vera. Phillips snatura il concetto di “musical” reinventando un lessico cinematografico in cui la canzone non esalta il concetto di felicità ma ne sottolinea l’impossibilità di raggiungerla anche solo per qualche istante.
“Joker: Folie à Deux” è un’esperienza che va vissuta in tutte le sue sfumature in cui ogni dettaglio compone un mosaico complesso ed essenziale allo stesso tempo del doppio che esiste in ognuno di noi. Phillips, grazie a Phoenix e Gaga, confeziona un ritratto ancora più intimo e profondo dell’anima di un cattivo che racchiude dentro di sé tutte le angherie e le violenze che molti sono costretti a subire durante la loro esistenza. Non si vuole giustificare la violenza ma si cerca di comprenderne le cause, anche quelle più indecifrabili, che trasformano una persona normale in un omicida pieno di rabbia e frustrazioni.
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RIVISTO
LA LA LAND, di Damien Chazelle (Stati Uniti 2016, 128 min.).
Un intelligente e moderno “musical” che affonda le sue radici nel mondo contemporaneo e nei suoi problemi quotidiani. Goslyng e Stone cantano e ballano come fossero in un “musical” del passato in una Los Angeles affannata e frenetica. Chazelle filma e dipinge un racconto inedito e romantico dell’amore e dell’arte che si intrecciano per dare vita ad emozioni uniche. Da rivedere, da ricantare e da riballare.
