di Andrea Minchella
VISTO
SUGAR, di Mark Protosevich (Stati Uniti 2024, 15x 32/37/49 min., Apple Tv).
Un tuffo nel passato. Un viaggio ben costruito nelle atmosfere più “noir” di una Los Angeles misteriosa, quasi mistica, attraente ma piena di ombre e segreti inconfessabili. Colin Farrell si trasforma sapientemente in un detective misurato ed educato che nasconde un passato oscuro carico di dolore e sofferenze.
“Sugar” cristallizza con intelligenza una vicenda che diventa un originale pretesto per una descrizione puntuale e poetica di una città che gronda di cinema e di mistero in cui ogni individuo sembra il protagonista di un film che non è mai stato realizzato.
La regia è rigorosa e il protagonista Sugar si muove leggiadro in un contesto familiare ingarbugliato in cui nessuno dice la verità. La scomparsa di una giovane donna, nipote di un famoso produttore, è l’incipit di una vicenda ovattata che plasma e viene plasmata dai pochi protagonisti della serie. Sugar, gentiluomo e profondamente appassionato dei vecchi film che hanno contribuito alla costruzione della leggenda oggi forse impolverata di Hollywood, cerca indizi per tentare di capire che fine abbia fatto la giovane Olivia Siegel sparita nel nulla. Proprio i famigliari di Olivia faticano a fornire dettagli importanti al detective come se la verità possa mettere in crisi una famiglia tanto potente quanto rinomata. Il vecchio Jonathan Siegel, interpretato da un ancora centrato James Cromwell, è l’unico che tiene alla nipote essendo proprio lui a dare l’incarico a John Sugar di rintracciare la ragazza con alle spalle problemi di tossicodipendenza e frequentazioni dubbie.
Sugar scopre un mondo che all’apparenza sembra perfetto e luccicante ma in realtà è abitato da segreti e bugie che rendono enigmatico e pericoloso il lavoro dell’algido detective. Il fratellastro di Oliva è un attore fallito con un gigantesco problema con le donne. Il padre di Olivia, figlio del produttore ultraottantenne Jonathan, è un distributore cinematografico, ambiguo e sofferente dell’ingombrante figura del padre carismatico e ancora molto influente, che ostacola non troppo celatamente il lavoro di Sugar. La sua ex moglie, e madre di Olivia, è una cantante rock di successo del passato, con problemi di dipendenze, che, affascinata da un Colin Farrell magnetico, si mostra subito disposta ad aiutare Sugar a districare il sempre più complesso mistero che aleggia sulla scomparsa della figlia.
Vecchie pellicole in bianco e nero dei grandi film del passato si fondono armoniosamente con le inquadrature gentili e equilibrate del presente. Farrell, come un detective della Los Angeles degli anni cinquanta, macina chilometri in cerca anche solo di un dettaglio utile alla sua ricerca con la sua fiammante Corvette Sting Ray convertibile che farebbe impallidire il più maniacale e romantico collezionista di auto. Il docile Sugar nasconde però un passato oscuro che a volte riemerge mettendolo ko. Ma il suo segreto è molto più intricato ed inverosimile di quanto si possa immaginare.
La regia prende spunto dalla modernità dei “social” e dalla compulsività della vita quotidiana stigmatizzando una storia, e i suoi protagonisti, che viene dilatata da un’atmosfera quasi onirica propria dei grandi “noir” dei film in bianco e nero quando i ruoli erano ben definiti, il bene e il male si contrapponevano in maniera nitida e netta e le grandi “stars” riempivano completamente le inquadrature statiche e rassicuranti dei registi del glorioso passato della mecca del cinema.
“Sugar”, quindi, in questo oceano immenso di serie si distingue per un certo coraggio degli autori di rallentare il flusso degli eventi e il ritmo della vicenda per restituirci un’esperienza totalizzante fatta di piccoli dettagli e di sequenze gentili in cui il detective Sugar cerca la verità dovendo però fare anche i conti con un segreto inconfessabile. La voce narrante dello stesso detective tiene unita una produzione realizzata senza eccessiva retorica e priva di sbavature spesso presenti in produzioni del genere per poter meglio essere “vendute” ad un pubblico sempre più vasto e variegato. Ottima qualità targata Apple.
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RIVISTO
K- PAX DA UN ALTRO MONDO, di Ian Softley (K-Pax, Stati Uniti- Germania 2001. 121 min.).
Kevin Spacey in un enigmatico e ossessivo viaggio nel mistero che avvolge la comparsa di un uomo che dice di essere un alieno. Jeff Bridges magistrale si insinua nell’anima di Robert Porter per cercare di capire se ciò che rivela sia vero o sia tutta una menzogna. Surreale e trascendente.
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