di Andrea Minchella
VISTO
OBSESSION, di Curry Barker (Stati Uniti 2025, 109 min.).
Non è la rivoluzione copernicana che mi aspettavo. Ma è comunque un interessante progetto che cerca (e in parte ci riesce) di riscrivere le obsolete e stereotipate regole drammaturgiche di un film horror. Curry Barker, poco più grande dell’altro prodigio Kane Parsons autore dirompente del rivoluzionario “Backrooms”, scrive e realizza una pellicola inquietante incentrata sulla tossicità cronica che sembra stigmatizzare i rapporti tra i giovanissimi della generazione” Z”. Barker trasforma in una vicenda angosciante e opprimente la sempre più dilagante voglia di desiderare ciò che non si può avere e la necessità di cambiare noi stessi pur di ricevere attenzioni e approvazione.
“Obsession” indaga con leggerezza e con una grammatica non sempre efficace l’incomunicabilità patologica e ormai diffusissima tra giovani sempre più incapaci di ascoltare e ascoltarsi, di accettarsi e di coltivare l’autostima come unica arma per rimanere vivi e al riparo in una società adulta, violenta e senza scrupoli. La capacità subdola di manipolare e l’attitudine ad essere manipolati sono gli elementi sottotraccia su cui si poggia questo innovativo “Obsession”.
Non mancano nella costruzione del film elementi “splatter” che ammorbidiscono un’analisi più profonda del regista che fa più paura della violenza di alcune scene. Barker, seppur molto giovane, sa usare bene la cinepresa e riesce in maniera impeccabile ad istruire i due attori principali, bravissimi, che riempiono quasi completamente tutte le sequenze che compongono “Obsession”. Il montaggio e l’incessante colonna sonora rendono fluido e inquietante al punto giusto una storia d’amore malata e tossica, qui portata all’esasperazione per cristallizzare tutti i demoni che ognuno di noi si porta con sé.
Il regista prende due “teenagers” e li inserisce in una narrazione spiazzante e surreale cercando di azzerare gli stereotipi che frequentemente invadono quel filone di film in cui giovani ragazzi sono alle prese con mostri, situazioni assurde e violente o segreti che seminano scie di sangue per tutta la pellicola.
Qui c’è una presa di posizione netta di Barker che vuole utilizzare il mezzo “horror” per rinnovarlo e renderlo coadiuvante alla storia che vuole raccontarci. L’intelligente autore estremizza fobie e incubi della generazione “Z” rielaborandoli in maniera plastica nella vicenda di Bear, un giovane ragazzo impacciato e riservato, e la bellissima Nikki, di cui Bear è innamorato ma fatica a farsi avanti. La relazione che nasce tra i due è frutto di un incantesimo che ha poco di romantico e molto di mistico e terrificante. Il rapporto trai due giovani è da subito segnato da un’inquietante atmosfera che sembra avvolgere, quasi stritolare, la bellissima Nikki totalmente diversa, a tratti demoniaca, da come Bear l’aveva conosciuta, e in preda ad una sorta di esorcismo misterioso e sempre più evidente.
Il crescendo di violenza e follia sono ben calibrate nello sviluppo della storia. Qualche sbavatura, magari, ma la pellicola riesce a spaventare e angosciare al punto giusto. La fotografia e la luce sono parti essenziali di un flusso di eventi che, al di là della loro costruzione estetica, scavano nelle nostre ossessioni più profonde.
Insomma, “Obsession”, che è nato come un piccolo film costato un milione di dollari, è diventato in breve tempo un vero fenomeno commerciale / culturale in grado di scalare le classifiche di tutto il mondo, come è successo per il gigantesco “Backrooms”, creando un’enorme onda “hype” e costringendo leggende come Spielberg o Nolan ad ammettere che si tratta di opere magnifiche e perfettamente in sintonia con il caotico e angosciante mondo di oggi. Da non perdere, quindi.
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RIVISTO
MEGAN, di Gerard Johnstone (Stati Uniti 2022, 102 min.).
Archetipo antico e già sfruttato parecchie volte, questa produzione Blumhouse rinfresca il rapporto uomo / macchina cristallizzandoci una bambola robot che si affeziona alla sua piccola “padrona” tanto da essere pronta ad uccidere chiunque si interponga tra lei e la povera bambina. Semplice, leggero ma ben fatto.
