VISTO&RIVISTO Odio l’estate (cinematografica). Aspettando l’Odissea

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di Andrea Minchella

VISTO

SUPERGIRL, Di Craig Gillespie (Stati Uniti 2026, 108 min.).

Un mezzo disastro. Pur non essendo un amante del genere, cerco sempre di rimanere il più obbiettivo possibile quando sconfino in ambienti che non sono i miei preferiti. Ma d’altronde l’estate cinematografica, dopo alcuni anni in cui sembrava potesse trasformarsi in una stagione come quella americana in cui molte uscite importanti riempiono il catalogo dei mesi estivi, siamo ripiombati in un periodo in cui i distributori rimandano a dopo settembre le uscite particolarmente rilevanti.

E dunque in questo luglio desertico e desolante l’uscita di “Supergirl” mi ha costretto ad armarmi di pazienza e assistere, quasi come un novello, ad un ennesimo tentativo da parte della DC Studios di trarre profitto dalla costola della costola di un loro personaggio leggendario. Superman, di cui ho visto l’ultimo (l’ennesimo) capitolo l’anno scorso (le stesse motivazioni di quest’anno sono alla base della mia scelta per “Superman” nel 2025), ha una cugina. Su di lei era stato fatto un film (un mezzo flop) negli anni ottanta con una bellissima Faye Dunaway e una serie più recente che ha registrato un buon risultato negli ascolti.

La DC Studios, il cui nuovo capo James Gunn cerca di spremere al massimo i suoi super eroi in ogni modo, mette in cantiere un film rinnovato sull’eroina che ha poco in comune con il cugino più famoso. Per la regia viene chiamato il talentuoso Craig Gillespie che, in questo caso, realizza una pellicola insignificante e particolarmente ingarbugliata ma non abbastanza “nerd” da fare breccia ai tanti appassionati del genere. Il film strizza l’occhio ai “teenagers” di tutto il mondo senza imprimere un’impronta originale e propria di film di questo tipo. Risultato? Un disastro al botteghino e critiche pessime da ogni parte. Pare, poi, che una divergenza accesa tra il regista e il capo della DC Studios abbia compromesso pesantemente la post produzione di un film che già sulla carta presentava non poche criticità. E si vede.

La cugina di Superman, appunto, è la protagonista di questa vicenda che la vede impegnata a combattere i cattivi (cattivissimi, visto che scorrazzano per pianeti con l’intento di costruire una società di soli uomini) che hanno ucciso la famiglia della piccola Ruthye. Kara Zor, sempre la cugina di Superman, viene ritratta come una teenager dei giorni nostri intenta a ribellarsi a tutto ciò che la circonda, ubriacarsi in ogni bar del pianeta in cui vive (ma ne cambia parecchi, di pianeti) e a occuparsi del piccolo cagnolino Krypto che rischia di morire se non viene curato con un particolare antidoto. A seconda dei pianeti che Supergirl abita, i suoi poteri spariscono o si palesano dandole la forza sovraumana di combattere i cattivi. E di vendicare la morte della famiglia di Ruthye.

Il film si snoda tra stereotipi della cinematografia di genere del passato (sono tante le citazioni di pilastri come “Ritorno Al Futuro”, “Star Wars”, “La Storia Infinita” o “Guardiani della galassia” di cui il capo della DC James Gunn è il regista), e sequenze che cercano di strappare una risata al pubblico in sala. La sceneggiatura traballa davanti ad una linea narrativa che si dipana tra il presente dell’azione e il passato in cui viene frettolosamente spiegato perché Supegirl è orfana, errante e piena di poteri. L’indecisione di seguire un filo drammaturgico ben delineato e chiaro fa evaporare completamente il senso dell’intera pellicola. Se mancano le basi, qualsiasi genere di film si voglia realizzare, tutta la struttura crolla tra luoghi comuni sociali, banalità stilistiche e prevedibili progressioni tematiche.

Dunque “Supergirl” è chiaramente un tentativo superficiale di spillare soldi a spettatori distratti. Il problema è che questa volta la DC Studios non ci ha messo nemmeno l’impegno per costruire un prodotto almeno dignitoso. Aspettiamo con ansia, allora, l’”Odissea” di Nolan che uscirà in tutto il mondo settimana prossima, rendendo questo luglio cinematografico un pochino meno desolante.

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RIVISTO

HANCOCK, di Peter Berg (Stati Uniti 2008, 92/102 min.).

Il bravo Peter Berg dirige Will Smith in un’interessante racconto in cui un super eroe anticonvenzionale, alcolizzato e con metodi sguaiati salva vite quando ritiene sia necessario intervenire. Anche se il suo intento è genuino, si ritrova spesso a combattere con un’immagine di sé controversa e poco amata. Interessante e originale. Da riscoprire.

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