di Andrea Minchella
VISTO
UNA PALLOTTOLA SPUNTATA, di Akiva Schaffer (The Naked Gun, Stati Uniti 2025, 85 min.).
Già. Si ride sorprendentemente, anche se le premesse non erano delle migliori. Un ennesimo progetto, infatti, basato sul passato e sull’ossessivo e bulimico desiderio di nostalgia che nasconde una endemica e sempre più preoccupante mancanza di vitalità creativa delle case di produzione americane. Se poi consideriamo che la trilogia di “Una Pallottola spuntata” ideata dal geniale e folle trittico composto dai fratelli David e Jerry Zucker e da Jim Abrahams ha segnato un’epoca cinematografica diventando un caposaldo della comicità degli anni novanta, alla notizia di un rifacimento della pellicola in cui l’inarrivabile Leslie Nielsen interpretava il goffo, assurdo, disarmante investigatore Frank Drebin, il sangue di molti cultori e appassionati (e un po’ nostalgici) del cinema americano degli anni ottanta e novanta è raggelato. Ma poi…
Il progetto, che era nel cassetto della Paramount da diversi anni (quando ancora era in vita Leslie Nielsen), ha finalmente trovato una strada concreta nel 2021 quando è circolato il nome di Liam Neeson come possibile protagonista. Quando poi oltre al bravo e originale regista Akiva Schaffer si è aggiunto anche Seth MacFarlane (il “papà” dei Griffin e di “Ted”) come possibile produttore, allora l’intero progetto è parso più plausibile e meno pericoloso. Guardando il film, infatti, capiamo subito che MacFarlane non si è limitato solo a metterci i soldi. Il suo apporto lo si può notare da tutti quegli elementi che hanno allontanato “Una Pallottola Spuntata” da una brutta ed inutile pagina di cinema. Primo fra tutti la voce fuori campo di Drebin Jr/Neeson che cristallizza e completa le sequenze in cui il protagonista, soprattutto alla guida della sua auto, riflette e cerca di trovare risposte alle indagini che lo stanno impegnando.
Questa caratteristica aveva già reso il film del 1988 una sorta di flusso assurdo di coscienza in cui Leslie Nielsen descriveva con dissacrante puntualità tutto ciò che gli capitava nella sua apparentemente tranquilla vita quotidiana. Quella voce fuori campo aveva il compito di legare tutte le sequenze e di stigmatizzare una serie di assurde vicende che si susseguivano, senza soluzione di continuità, in una pellicola, soprattutto il primo capitolo della trilogia, che non dava scampo alle risate del pubblico per il cinismo leggero e la satira irriverente, quasi profanatoria, che si poggiava alla base dell’intero film. Anche qui la voce/riflessione di Frank Drebin Jr riesce a rendere inedite e divertenti le scene di un film che tutto sommato regge il confronto con il passato.
Un capitolo a parte va certamente dedicato a Liam Neeson. Il bravo attore inglese compie un’operazione apparentemente facile. In realtà un bravo attore, e Liam Neeson ha dato prova di esserlo parecchie volte, fa un buon lavoro non solo nei ruoli drammatici ma, soprattutto, nei ruoli più comici (fare ridere è un’impresa spesso impossibile) e, ancor di più, nei ruoli che in passato sono stati interpretati magistralmente da attori che hanno reso quel personaggio vivo e tridimensionale nelle nostre menti. Neeson, che interpreta il figlio di Drebin/Nielsen, anche grazie ad un buon lavoro di architettura e grammatica della pellicola, riesce quasi perfettamente a rielaborare e ricontestualizzare un personaggio che pareva non poter essere più rappresentato sul grande schermo. Neeson non eccede né si risparmia, trovando un giusto equilibrio che rende il flusso narrativo piacevole e mai sbavato.
Anche Pamela Anderson riesce, non solo con la presenza fisica, ad imprimere al personaggio che incarna vitalità assurda e freschezza dissacrante come fu per Priscilla Presley nella vecchia trilogia.
Dunque questo “Una Pallottola Spuntata”, di cui certo non se ne sentiva il bisogno, riesce comunque a fare ridere, in una fase storica in cui ridere è diventato molto più complicato e poco di moda. In un’epoca in cui il bullismo politico, le guerre assurde e la prepotenza la fanno da padroni, la comicità si è dovuta ritagliare zone oscure per poter far ridere il pubblico contemporaneo. Film come questi cercano di strappare una risata di pancia senza troppe suggestioni né complicazioni.
RIVISTO
TOP SECRET, di Zucker- Abrahams- Zucker (Stati Uniti 2025, 88/90 min.).
Una pietra miliare del cinema dissacrante e irriverente. I tre registi americani squarciano lo schermo con una serie in crescendo di “gag” che smuovono e tramortiscono il senso del pudore. Le risate con le lacrime sono da mettere in conto. A chiudere il cerchio un Val Kilmer epico che con il suo viso quasi angelico e le sembianze di un Elvis Presley buffo e impacciato rende questo film un vero capolavoro.
