Viva il fantasma di Parigi

macron fantasma parigi

di Massimo Lodi

Tutti a crocifiggere Macron. Ma sì, che ci vuole a battere un chiodo in più, uno qui, uno là, uno dove capita. Un presuntuoso, questo Macron grisagliato d’illusionismo liberaldemocratico. Crede che la Francia sia un grande/legittimato Paese, che agli Stati Uniti non vada concesso l’inchino e invece dagli Stati Uniti vada preteso il rispetto, è persuaso che i fondamentali dell’Europa esigano il rafforzamento invece della demolizione, e addirittura assegna eticamente all’Ucraina una difesa vera, pragmatica, sul campo.

Cioè: se siamo dell’idea – se lo siamo noi europei o presunti tali – di sostenere lo Zelensky vedovo di centinaia di migliaia di morti contro l’invasore autocrate Putin, alle parole bisogna far seguire i fatti. E i fatti si chiamano forze armate, uomini, mezzi, tecnologie eccetera da spedire a Kiev e dintorni. Non vale star qui a cincischiare su vari distinguo, com’è per esempio il caso dell’Italia, e nascondere l’indignazione dietro il dito del disimpegno. O, appunto, ci s’impegna sul serio o non ci s’impegna. Mettendo al bando le ipocrisie.

Macron, il disprezzato Macron, pratica l’unico europeismo possibile: quello delle azioni. Contrapposto a quello degl’intendimenti. Mentre è inutile lo sfiancante lamento di un’Ue che conta zero, è utile la voce risoluta di chi vorrebbe -atomica, cybermissili ed esercito alla mano- che contasse di più. Allora: Macron avrà pure un mucchio di difetti politici; e non starà governando al meglio la République; e a giorni il suo governo potrebbe pigliar su e tornare a cuccia; e peccherà di nazionalsuperbia affermando l’elevarsi morale transalpino; e, insomma, fa poco/zero allo scopo di mostrare un’umile empatia, così non raccogliendo larghi favori. Anzi raccogliendone una miseria.

Però Macron appare l’unico, di tanto in tanto con l’appoggio del tedesco Merz, davvero intenzionato a dare una svolta all’atteggiamento europeo, prono al balzano imperialismo trumpiano e idem alla minacciosità del trio Xi-Putin-Kim. Forse proprio perciò i francesi l’hanno in uggia: perché non si vogliono sentir raccontare il presente così com’è e tantomeno essere spinti a rischiare la pelle a tutela della libertà. Preferiscono meno diritti e più quiete. Senza capire che trattasi della quiete che prelude alla schiavitù ovvero a zero diritti, se l’Europa, e quindi la Francia, dovessero subire l’espandersi della tracotanza russa, dell’imperialcomunismo asiatico, delle bullerie americane.

Figuriamoci, se i francesi se la contano a ‘sta maniera, quale sorpresa sono gl’italiani che se la contano ancor peggio. Però Macron, oltre all’inglese Starmer ex europeo (prossimamente neo?), dà la sensazione/la certezza d’aver compreso il senso della storia. Gli altri lo ignorano, verniciando le discorsate pacifichiste del bianco di cui si tinteggia il farisaismo deteriore. Non esattamente una dote da statisti. Che Macron possiede, pur nel ruolo minoritario da sempre appannaggio delle maggioranze invisibili, che benissimo vediamo e neghiamo nella notte della Grande Impostura. Viva il fantasma di Parigi.

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