“L’emozione non ha voce” cantava Adriano Celentano. Le polemiche invece sì. Emozioni alla cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina; polemiche attorno alla Rai che non ha offerto un servizio televisivo all’altezza dell’evento. Al bello di uno spettacolo rappresentativo della creatività italiana è mancata una telecronaca che ne sottolineasse con competenza la qualità. Clamorose sbavature del giornalista a cui è stato affidato il commento televisivo, Paolo Petrecca, direttore di Rai Sport; gaffe e dimenticanze che, secondo le opposizioni di sinistra, sono l’emblema di Telemeloni.
Sarà vero? Bè, qualcosa non ha davvero funzionato durante le tre ore abbondanti di trasmissione, vista in Italia da nove milioni di persone. Petrecca è inciampato più di una volta, fin dall’inizio: “Benvenuti allo stadio Olimpico” il suo incipit dallo stadio di San Siro, come si sa. E via con un florilegio di perle di questo tenore. Che con Telemeloni però non c’entrano, se non fosse che le telecamere non hanno ripreso una sola volta gli illustri ospiti, presidenti e teste coronate, in tribuna d’onore, indugiando su Sergio Mattarella (ci mancherebbe) e, guarda un po’, sulla nostra presidente del Consiglio, alla quale il cerimoniale del Cio ha però riservato una poltrona defilata rispetto a Mattarella e al vicepresidente Usa J.D. Vance.
Di più, durante l’esibizione di Ghali, che recitava una straordinaria poesia di Gianni Rodari contro la guerra, la tv nazionale non gli ha dedicato un solo primo piano, e Petrecca non ha mai menzionato il suo nome. Censura? Il sospetto c’è alla luce dei dubbi sollevati dallo stesso Ghali alla vigilia dello spettacolo e per le critiche ricevute per la sua adesione alla causa della Palestina (un caso che gli abbiano impedito di pronunciare un’esortazione alla pace in arabo?). Non è Telemeloni ma se qualcuno ne adombra l’ingerenza potrebbe anche avere ragione. Tanto più che Paolo Petrecca, di riconosciuta fede meloniana, è subentrato all’ultimo momento a Auro Bulbarelli, accusato di avere anticipato il suggestivo arrivo allo stadio di Sergio Mattarella in tram. Bulbarelli però è vicino alla Lega. Sostituito per una questione di appartenenza?
Per restare in tema Rai, proprio nel giorno inaugurale delle Olimpiadi è scoppiata un’altra polemica per l’arruolamento come co-condutture al Festival di Sanremo di Andrea Pucci, comico organico alla destra, noto per le frasi omofobe e sessiste, per gli attacchi alle “”zecche” di sinistra. Premiato, tra mille distinguo, con l’Ambrogino d’oro su proposta della leghista/sovranista Silvia Sardone, Pucci, schierato politicamente, è però considerato tra i migliori intrattenitori del momento: riempie sempre i teatri. Non è nemmeno una novità che nel nostro Paese lo sport peferito è saltare sul carro del vincitore, anche se il governo ha dedicato un ministero al merito, probabilmente al merito politico.
Così che anche in Rai, anzi, soprattutto in Rai, sono in tanti a non perdere l’occasione per fare carriera. A tutti i livelli. Contesto che torna al centro delle discussioni e delle contrapposizioni tra maggioranza e opposizioni, in commissione di vigilanza e tra le segreterie. Sul caso Pucci, il Partito democratico ha subito diffuso una nota in cui chiede alla Rai di “spiegare che cosa sta succedendo”. Domande di spiegazioni che, a questo punto, verranno allargate anche alla faccenda della trasmissione olimpica. Con quale esito, ve lo anticipiamo già: l’entusiasmo per le Olimpiadi e, tra qualche settimana, l’irruzione nella quotidianità della competizione canora sanremese seppelliranno le polemiche odierne. Com’è sempre accaduto in simili vicende: chi comanda, in forza della sciatteria collettiva, decide e lottizza. Alla Rai e non soltanto lì.
