In che razza di Paese ci tocca di vivere ce l’ha detto qualche decennio fa Francesco De Gregori. Cantava “Viva l’Italia, l’Italia assassinata dai giornali e dal cemento” e via con una raffica di strofe che disegnavano (disegnano) una nazione complessa, per usare un eufemisno. Bettino Craxi la scelse come inno emozionale nei congressi del Psi, forse per metabolizzare con una ballata la scomoda verità di un’Italietta sempre sull’orlo della precarietà. Una canzone senza tempo, che valeva quasi mezzo secolo fa e vale oggi. Dentro al turbinio di notizie che ripropongono un contesto per niente rasserenante, nonostante gli sforzi per apparire o, meglio, per farci apparire migliori rispetto a ciò che siamo veramente.
Autoflagellazione, la nostra? Restiamo alle notizie di queste ultime settimane e ultimi giorni. E’ un florilegio di situazioni che, seppure secondarie, non tutte eclatanti, raccontano che qualcosa non va nel sistema, pubblico e privato. E non è sempre colpa della magistratura. L’ultima riguarda la presunta corruzione di tre personaggi attorno al famoso, discusso, atteso, vituperato ponte sullo Stretto. Tutto da accertare, per carità, ma il solo adombrare l’ennesimo illecito per un’opera pubblica ci riconferma che non si può mai rimanere tranquilli rispetto alle procedure di un qualunque intervento. Figurarsi per una infrastruttura di tale portata economica.
Il Ponte, poi il Covid. La pandemia ritorna periodicamente alla ribalta della cronaca, più che sanitaria, giudiziaria. Dicono che all’epoca della presidenza Conte, in piena emergenza, lo Stato abbia pagato centinaia di migliaia di euro a uno studio legale per una banale consulenza. Insomma, una pastetta per drenare soldi pubblici. Che sia vero è da dimostrare (Giuseppe Conte nega recisamente), il punto è che la notizia contribuisce alla disaffezione e alla sfiducia dell’opinione pubblica nei confronti della politica.
Politica e politici. Cosa dire delle accuse di violenza sessuale nei confronti di un senatore, un rappresentante della Repubblica che avrebbe insidiato a Palazzo un’imprenditrice. Il diretto interessato sostiene di essere vittima di una calunnia. Nel frattempo si insinua il dubbio. E dilaga la diffidenza. Un portatore sano (insano?) di sfiducia è l’onorevole Pozzolo, beccato alla guida del suo Suv con un tasso alcolemico superiore al consentito. E’ finito fuori strada, Vannacci lo difende (“Mi definisca ubriaco”?), lui dà la colpa all’aquaplaning; fatto è che già un paio d’anni fa, Pozzolo si era presentato a una festa di Capodanno con una pistola: partì un colpo, rimase ferita una persona.
E cosa commentare della Bisteccheria di Delmastro o dell’assessora della Regione Puglia, Graziamaria Starace, in odore di concussione con il sindaco di Vieste? Vicenda di queste ore: la signora avrebbe voluto farla pagare all’ex marito per il mancato pagamento degli alimenti facendogli revocare la concessione per un villaggio turistico. Aperta l’inchiesta.
Come passare, infine, sotto silenzio il caso Minetti, esaltazione di un’Italia che, in un modo o nell’altro, non la racconta mai giusta. Tutto reale nella storia di scorrettezze e bugie pubblicata dal Fatto Quotidiano o soltanto una clamorosa bufala? La magistratura milanese si dà ragione da sola (“la Grazia concessa all’ex igienista dentale è regolare”), il giornale di Travaglio sostiene un’altra versione dei fatti. A chi credere?
In mezzo a tale guazzabuglio, la politica litiga su chi assegnare il successo alle amministrative: tutti hanno vinto e tutti hanno perso. Un’amarezza e una rabbia somme. Soltanto mitigate dalla maestra Samanta Lacagnina, che ha preso le ferie per stare vicina a un alunno ammalato. Poco in confronto a tutto il resto? No, è tantissimo: per tornare a De Gregori, c’è anche un’Italia “con gli occhi aperti nella notte triste, un’Italia che resiste”. Per fortuna.
