Straordinario Giulio Pellizzari; la 17a tappa della Vuelta a España è sua. E non è una vittoria banale, ma è un trionfo in solitario sul durissimo Morredero. Qui hanno vinto Heras nel 1997 e Valverde nel 2006. Invariate le prime tre posizioni della generale con il danese Vingegaard in maglia rossa. Pellizzari però ora è 5° a 3’51”.
Montagna devastata
Quello di Pellizzari, in un paesaggio infernale con la montagna devastata due settimane fa dal fuoco, è un capolavoro. Dal nero che si perde a vista d’occhio sbuca la smorfia del marchigiano. E’ un raggio di sole che abbaglia. Il suo palmares, come vittorie, è scarno: due vittorie da Under 23, Giro del Medio Brenta e una tappa Tour dell’Avenire. Però i piazzamenti facevano capire che il ragazzo c’é: 2° nella generale dell’Avenire; al Giro d’Italia 2° lo scorso anno a Santa Cristina dietro a Pogacar, 3° quest’anno a Brentonico, 6° nella generale dopo avere tirato per Roglic.
Dietro il successo
Ma dietro il successo di oggi, il primo in carriera, c’è molto di più. Ad accompagnare una straripante condizione fisica una lucidissima tattica. Sua, o del diesse Patxi Vila dall’ammiraglia, poco importa. Il risultato è fantastico. Il finale è da rivivere. Ai -6,2 dalla vetta si stacca Almeida, il secondo in classifica. Giulio si lascia scivolare dietro anche lui. Davanti restano in quattro: Vingegaard, Pidcock (mai così in palla nella terza settimana), Hindley e Riccitello. Quest’ultimo è americano dell’Arizona. Soprattutto è il rivale di Pelli per la maglia bianc di miglior giovane. Ma calma: Giulio sta bene, la maglia bianca è importante ma c’è Hindley che si gioca la classifica. L’australiano, capitano di Giulio alla Red Bull, cerca un posto sul podio a Madrid. Poi c’è Almeida che tira per rientrare. Si sta bene a ruota. Ottocento metri dopo, ai -5,4 io portoghese chiude il buco e davanti tornano a essere in sei. Ai -4 lo scatto, non violentissimo. Viene ripreso. Ai -3,4 dall’ammiraglia arriva l’ordine di dare gas. E’ l’affondo decisivo, la replica della tattica studiata per ieri. Pelli vola verso il traguardo. Un metro dopo avere tagliato il traguardo un gesto spontaneo, chiede con la mano l’acqua al suo massaggiatore.
Vista Mondiale
Pellizzari merita anche una riflessione in vista del Mondiale in programma domenica 27 a Kigali, in Ruanda. E’ con differenza il nostro uomo più in forma, quello con più possibilità. Non sarebbe iol caso di sciogliergli le briglie? Non vincerà, pazienza. E’ il corridore su cui l’Italia può puntare per questo tipo di percorsi, duri. Pensando alla Nazionale oggi si è visto davanti anche Tiberi. Se l’attacco è stato portato con l’intenzione di vincere la tappa vuol dire che Antonio va piano. Se, invece, era una prova, un “allenamento”, allora le cose sarebbero diverse. Ciccone, il “capitano in pectore” della Nazionale, qui ormai ha disconnesso, rafforzando l’idea dell’incompiuto.
I big stanchi
In attesa della crono di domani a Valladolid, che si preannuncia tempestosa per le manifestazioni contro Israele, oggi ci si aspettava battaglia per la maglia rossa. Non s’è mosso nessuno. Vingegaard e Almeida al traguardo hanno detto più o meno la stessa frase: “Non il miglior giorno. Non ho avuto le sensazioni che speravo”. Tra in due ci sono sempre 50″, difficile ipotizzare come possono andare le cose nella crono. Hindley “più di così non ha potuto fare”. Resta a 36″ da Pidcock. Gall è scivolato in 6a posizione. La stanchezza è tanta. Ma almeno oggi si è corso.
La 17a tappa – Ordine d’arrivo e classifiche
L’ultimo chilometro con il trionfo di Pellizzari
