Vuelta, 9a tappa: Vingegaard imbattibile a Valdezcaray. Ciccone si deve arrendere

Vuelta Vingegaard Valdezcaray Almeida
L'arrivo in solitario di Jonas Vingegaard a Valdezcaray (Sirotti)

Jonas Vingegaard domina la tappa numero 9 e conferma di essere l’assoluto favorito per vincere l’edizione numero 80 della Vuelta España. Lui a Valdezcaray pedala in discesa, Almeida in pianura e gli altri, da Ciccone in poi, sono tutti in salita. Torstein Traen lotta, salva il primato, ma il suo è solo un regno temporaneo.

Crollo Ciccone

C’era curiosità, dopo che nei primi due veri traguardi in salita era arrivata la fuga, di vedere quello che sarebbe successo oggi. I dubbi si sciolgono subito, quando l’ascesa finale – l’unico gpm di giornata in una tappa ondulata tra i vigneti della Rioja – è appena iniziata. C’è la Lidl che tira il gruppo. Pedersen si è appena staccato, tira Verona, poi Bagioli. Ciccone è terzo, in controllo. Un’occhio alla vittoria parziale, l’altro alla generale. In una grande corsa a tappe, forse, l’abruzzese non è mai stato così in condizione. A -11,5 dallo striscione, però, Jorgenson  si butta a destra come se fosse in volata. Vingegaard, il suo capitano in maglia gialla, gli prende la ruota. Giulio è rapido e si accoda. Duecento, trecento metri, lo spazio appunto di uno sprint e Jorgenson si tira da parte, Vingo riparte come una furia, Cicco però c’è. Ci prova. Resiste ma si vede che lo sforzo è impossibile. Sguardo fisso, apre la bocca. Ci sono momenti, questo per esempio, che un corridore sembra assente. Pedala forse per un istinto naturale. Sono quei momenti che vive un pugile prima del k.o.. A -10,5 dal traguardo però Giulio abbassa la testa. Così non può proseguire.

Almeida dietro

Almeida è dietro e cerca la rimonta. Non ha preso la salita nelle prime posizioni. È come se si fosse fatto sorprendere. Però innesta il turbo e prova la rimonta. Cicco Vine risucchiato e non ha neppure la forza di accodarsi. Il portoghese si porta a ruota Pidcock e Gall. Chiede collaborazione, ma per loro è un ritmo impossibile. Tra lui e Vingegaard inizia un mano a mano. Il ritardo oscilla: 7 secondi, 9, 8, 9, 7… Poi, nel diluvio, il divario si apre ma non tantissimo. Al traguardo il distacco tra i due big di classifica sarà di 28”, oltre ai 6 di abbuono.

Grandi pendenze

Questa mattina, certamente, in Uae non pensavano di perdere tempo da Jonas. Poi però, per come si erano messe le cose, ad Almeida poteva andare peggio. Certo dopo questa esibizione gli interrogativi aumentano. Almeida soffre le grandi pendenze e in questa Vuelta il bello deve ancora venire. Ci sono il Cordal e Angliru, con la sua strada per capre il 5 settembre; Il San Llaurienzu e la Farrapona il giorno dopo; il tremendo Morredero il 10; la micidiale, e forse esagerata, Bola del Mundo sabato 13, il giorno prima del gran finale a Madrid. Salite che sono, sulla carta perché il ciclismo è ricco di sorprese, molto più adatte a Vingegaard che a lui.

Male la Uae

Poi c’è la squadra. Finora la Visma praticamente non s’è vista. Non serviva tanto c’è stato chi ha fatto il lavoro per lei: Bahrain, Lidl, Groupama. La Uae, invece, ha vinto tre battaglie di fila: cronosquadre, Vine e Ayuso. Vincere la guerra sarà molto difficile. Oggi intanto non s’è vista, dissolta. Vine ha mollato, per Soler il ritmo era troppo alto. Ayuso? Staccato ai piedi della salita. Lui fa corsa a sé. È una repubblica indipendente. Si allena per il Mondiale, qui cercherà di vincere qualche altra tappa. Se ci riuscirà Matxin, il responsabile tecnico del team, correrà ad abbracciarlo come fosse il figliol prodigo e gli darà un bacino sul collo. Scena già vista. Vingegaard, intanto, ogni volta che vince bacia la fede. Pensa alla moglie che lo vorrebbe a casa. Che si lamenta che, tra corse e ritiri, sta troppo in giro e poco in famiglia. Intanto, dopo due Tour de France vincerà una Vuelta. Sperando che non gli succeda come quando conquistò  la prima maglia gialla. Allora confessò che una volta a casa gli venne la depressione.

Gli italiani

Detto di Ciccone, alla fine 7° a 1’46” (nella generale 6° a 2’42”), da segnalare la buona prova di Lorenzo Fortunato e di Giulio Pellizzari che hanno chiuso nel gruppo di Ciccone. Lorenzo corre sereno, dice di puntare alle tappe, intanto nella generale è 7° a 2’47”. Ha 29 anni, è nel pieno della maturità: potrebbe ambire a un posto nella top 5. Giulio, invece, ha corso anche oggi al servizio di Hindley. Intanto è 10° a 2’53” e in maglia bianca di miglior giovane. Non male.

Il piano di Fortunato

La 9a tappa – Arrivo e classifiche 

L’ultimo chilometro

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