La salita di Pila doveva accendere il Giro. Invece ha confermato quello che ormai tutti pensano: Jonas Vingegaard è il più forte e, soprattutto, sta vincendo senza neppure consumarsi davvero.
La quattordicesima tappa era una trappola vera: tanta montagna, tanto dislivello, gambe dure. Ma il danese della Team Visma–Lease a Bike ha corso ancora una volta con una calma quasi disarmante. Sempre coperto, sempre in controllo. Poi, quando ha deciso di accelerare, la corsa è finita.
La zampata
“Vingegaard non sta neanche andando al massimo”, dice Mario Cipollini. “Sta facendo il Giro consumando il meno possibile”.
Davanti aveva provato ad anticipare tutti Giulio Ciccone, con uno di quegli attacchi che piacciono alla gente. Coraggioso, istintivo, quasi romantico. Ma il gruppo non gli ha mai davvero lasciato spazio.
“La Visma oggi voleva vincere la tappa e prendersi tutto”, spiega Mario Cipollini. “Si vedeva da come hanno controllato la fuga”.
Quando la strada ha iniziato a impennarsi davvero, Vingegaard ha cambiato passo all’improvviso. Uno scatto secco. Nessuna sceneggiata, nessuna faccia tirata. Solo un altro ritmo.
A sorpresa ha resistito bene Davide Piganzoli, bravo a non saltare subito e a restare dentro la corsa anche nei chilometri più duri.
“Piganzoli aveva ancora energie”, racconta Mario Cipollini. “Non ha fatto il gregario fino a esplodere e questa è una cosa intelligente”.
Il resto del gruppo, invece, è sembrato subito in difficoltà. Ed è forse questo il dato più chiaro uscito da Pila: il Giro, almeno per ora, non sembra avere un avversario all’altezza del danese.
“La sensazione è che lui stia già pensando anche al Tour”, conclude Mario Cipollini. “Gestisce tutto: energie, ritmo, recupero. E intanto domina”.
