BUSTO ARSIZIO – La comunità cristiana della città lancia l’Assemblea sinodale decanale mettendo al centro il tema della fragilità, con l’obiettivo di aprirsi al territorio e fare rete per studiare il modo di dare risposte più efficaci ai bisogni delle persone. Sabato 20 maggio alle 9.30 a Sant’Edoardo l’incontro conclusivo di un percorso che ha coinvolto 70 persone nell’arco di quattro incontri e che ha prodotto una relazione sul tema attualissimo, della “relazione nella cura della persona sofferente”.
L’Assemblea sinodale
L’Assemblea sinodale decanale, come spiega monsignor Severino Pagani, è «un’istituzione permanente nel decanato che opera attraverso il gruppo Barnaba e cerca di mettere a fuoco temi d’interesse per la comunità cristiana e civile per coinvolgere persone non vicine alla pratica cristiana e alla frequenza liturgica, che trovino un luogo di confronto e scambio di opinioni e progettualità». Per il primo anno si è focalizzata sul «tema trasversale della fragilità», fa sapere la dottoressa Maria Teresa Gallazzi, la “moderatrice” che presiede l’Assemblea sinodale decanale.
Il «cammino»
Sono state 70 le persone – tra laici e preti, e di varie estrazioni e ruoli, sanitari, malati, impegnati nel volontariato, tutti intervenuti a titolo personale e non in rappresentanza di gruppi, associazioni o enti – che dal mese di marzo si sono confrontate nel “Laboratorio di Sinodalità“, suddivise in tre gruppi con sfaccettature diverse (disagio fisico legato alla malattia, legato a disabilità e disagio sociale), in cui condividere la propria esperienza sul tema “La relazione nella cura della persona sofferente“. Due le prospettive individuate tra le «molteplici proposte» emerse durante il cammino, basato sull’ascolto: «Dare un volto nuovo alla commissione decanale di Pastorale della salute e suscitare una revisione della pastorale sanitaria nella propria comunità, a partire dai consigli pastorali parrocchiali».
L’incontro conclusivo
Sabato mattina, 20 maggio, alle 9.30, al teatro San Giovanni Bosco della parrocchia di Sant’Edoardo, l’attività del “Laboratorio di sinodalità” verrà presentata nell’incontro conclusivo di questo percorso, di fronte al vicario generale monsignor Franco Agnesi, già prevosto di Busto Arsizio e attualmente a capo della consulta “Chiesa dalle genti” della Diocesi ambrosiana. Sarà l’occasione per «restituire alla città il percorso fatto» in questi mesi, come preannuncia Maria Teresa Gallazzi. «Il compito dell’Assemblea è di leggere le priorità e creare un cammino di comunione sia in ambito ecclesiale che extraecclesiale. Andrà avanti suscitando non tanto documenti, ma percorsi e vie nuove, per far germogliare sogni dentro questo tema della sofferenza».
Le testimonianze
Per Elena Marcolini, psicologa, è stato un «bel percorso che ha permesso mettere al centro il tema della relazione di cura, che riguarda la persona malata e le sofferenze psicologiche e relazionali», con l’opportunità, da parte delle realtà che operano nelle parrocchie, di «aprirsi a realtà esterne che hanno lo stesso obiettivo di alleviare la sofferenza e dare un senso alla sofferenza delle persone che «non sono numeri ma esseri umani con una loro storia». Giuseppina Santinelli, presidente dell’Acli di zona la vede come «un’esperienza arricchente, che dà un volto nuovo alla chiesa, in cui i laici sono coinvolti», mentre Osvaldo Attolini, che ha portato in dote la sua recente esperienza di assessore ai servizi sociali, evidenzia il fatto che «hanno partecipato anche medici in pensione che hanno sentito più importante cogliere l’aspetto del disagio sociale per dedicarsi ad attività di volontariato».
La rete

Il Prevosto Pagani vede con grande favore, da sempre, l’idea di «fare rete, e non più solo con la chiesa al centro», aprendo le realtà parrocchiali al fine di «costruire relazioni buone contro la tentazione dell’isolamento». E sono diversi gli spunti da sottoporre alle istituzioni, raccolti nella relazione conclusiva: proposte come «la formazione e l’accompagnamento degli operatori», oppure la «creazione di gruppi di operatori e volontari sanitari come punti di riferimento per orientare le persone», con la prospettiva di «un trait d’union con la sanità pubblica nelle Case di Comunità dove è previsto uno spazio per il volontariato», ma anche il «supporto e l’accompagnamento alle famiglie che vivono l’esperienza di disabilità come l’autismo».
