Giusto ricordare Marcinelle, ma sul lavoro si continua a morire

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1956, la tragedia di Marcinelle

Egregio direttore,

“Mantenere salda la tutela dei lavoratori”, sono le parole pronunciate dal Presidente Mattarella a Marcinelle in compagnia di Tajani ed altri, in occasione della commemorazione 67esimo anniversario della tragedia di Marcinelle, dove morirono 262 minatori, di cui 136 italiani.

Poi tornano a casa o negli uffici istituzionali e pensano ad altro: su come inviare armi per la guerra anziché occuparsi della mancanza di salute e sicurezza nel lavoro, dei salari insufficienti a vivere, della crescita della povertà, dell’aumento del lavoro nero e della precarietà, della mancanza di servizi e di investimenti su sanità e istruzione pubbliche.

Poi tutto tornerà nella normalità. E la normalità è che, nei luoghi di lavoro, si continua a morire. E che è altrettanto normale che nessuno venga condannato. Che ci saranno sempre la prescrizione, le attenuanti, i patteggiamenti, il “fatto che non sussiste ecc.. Tutti, in definitiva, assolti. Sempre e comunque.

Marcinelle non può essere solo la commemorazione della “Giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo” anche perché la morte di lavoratrici e lavoratori non ha niente di eroico, niente.

È la conseguenza di un modello di sviluppo che esige il loro sacrificio e lo fa abitualmente sempre. Occorre certo mantenere la memoria di Marcinelle è necessario. Ma dovrebbe essere altrettanto obbligatorio ricordare che, nei luoghi di lavoro, qui, nel nostro “bel paese”, ogni giorno di ogni settimana di ogni mese di ogni anno muoiono lavoratrici e lavoratori.

E allora: quanti ritocchi di quella campana ‘Maria Mater Orphanarum’.

 Osvaldo Bossi 

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