Centri storici a Busto, Torresan: «Abolirli? Rivitalizziamoli con le pedonalizzazioni»

BUSTO ARSIZIO – «Pedonalizzazioni» e un «nuovo urbanismo» che favorisca il commercio di vicinato e «la rinascita della vecchie corti», incentivando il ritorno a «una vita “microcollettiva”». È questa la ricetta per il rilancio dei centri storici del noto architetto bustocco Paolo Torresan, che risponde così, con un’ampia riflessione, alla proposta-provocazione dell’ex consigliere comunale Livio Pinciroli di abolire i centri storici di Borsano e Sacconago per poterli liberare dai vincoli che fino ad oggi ne avrebbero impedito il recupero. «I centri storici vanno preservati da incongrui interventi di edilizia moderna – l’appello di Torresan – per risolverne i problemi non basta eliminare i vincoli, occorre una sinergia di interventi concomitanti».

Le proposte dell’Arch. Torresan

Ogni centro storico racchiude in sé la storia di un luogo e per questo occorre saperlo conservare e valorizzare, per tramandarlo alle future generazioni, preservandolo da incongrui interventi di edilizia moderna.
Anche limitando lo sguardo alla nostra città non è però possibile trascurare
l’abbandono e spesso il degrado di intere zone urbane, e non solo nei nuclei di
Sacconago e Borsano; lo stesso avviene nel centro di Busto, dalla centralissima via
Matteotti e per interi isolati…
Ma non è per nulla utile – anzi è impattante in modo molto negativo – pensare che i problemi urbani ed in particolare dei centri storici possano essere risolti solo eliminando i vincoli che dovrebbero – almeno in teoria – consentire che le caratteristiche dei nuclei urbani di antica formazione (tipologiche, materiali e formali) siano conservate e vissute. Le criticità dei centri storici possono essere risolte solo con una sinergia di interventi economici – sociali – culturali, da realizzarsi a più livelli.

Il recupero dei centri storici è un problema ben più profondo che non può essere
risolto semplicemente rendendo possibile qualsiasi intervento edilizio; è una
tematica risolvibile solo attraverso lo studio di una sinergia di interventi concomitanti tra loro:

1) prevedere un incremento delle zone pedonali che provochino la trasformazione delle strade cittadine da corridoi inospitali e dominati dal traffico a luoghi di transito sicuri, caratterizzati da spazi pubblici attraenti; le aree pedonali sembrano essere la soluzione a molti problemi di città e
borghi italiani e al contempo rientrano nei diversi programmi di rigenerazione urbana e del tessuto economico che puntano a dare nuova vita ai centri storici e alle vie del commercio;

2) favorire l’economia della pedonalizzazione: i luoghi pedonali urbani
posseggono un’economia molto più attiva (e attrattiva) rispetto a quelli “non
pedonali”. Forse non è un caso se, anche negli Stati Uniti, interventi di pedonalizzazione siano stati avviati proprio con l’obbiettivo di contrastare il dilagare dei grandi centri commerciali e favorire un commercio urbano locale e di prossimità con l’applicazione dei principi del cosiddetto “New Urbanism”: una visione urbanistica che tende a favorire diversità sociale e a sostenere e a promuovere una città più accessibile e coesa per tutti. La preservazione del genius loci, motivato dalla necessità di rafforzare un senso di appartenenza oltre che da quella di controbilanciare gli appetiti esorbitanti degli immobiliaristi, punta alla difesa delle costruzioni storiche tradizionali ma si combina ad una rinnovata consapevolezza sostenibile.

3) prevedere proposte progettuali per interventi pubblici: strade e vie più curate, più vivibili e più vissute spingono a migliorare le condizioni dell’ambiente
costruito. Le città diventano più belle esteticamente, funzionali, accessibili e attraenti rispetto all’esterno, vengono valorizzati paesaggi urbani, edifici storici e i monumenti che accolgono le persone (e ritornano a misura d’uomo).
La creazione di un’isola pedonale può dare il via a grandi opere di riqualificazione e rigenerazione urbana, aumentando ulteriormente la vitalità e l’attrattività del centro urbano. Dal punto di vista del mercato immobiliare migliorano anche i rendimenti delle case: si stima infatti un
aumento del valore immobiliare intorno al 20%.

4) ne consegue che il recupero delle vecchie corti, che vanno conservate e a cui serve dare nuova vitalità, è da intendersi come un punto di forza dei centri storici, che porterebbe a rivitalizzare una modalità di vita “microcollettiva”, oggi quasi scomparsa;

5) gli interventi non devono essere limitati alla semplice chiusura delle aree al traffico veicolare, ma coinvolgere i cittadini, i residenti e i commercianti in un percorso partecipato per conoscere gli strumenti e le procedure, avere maggior consapevolezza dei benefici, diminuire i possibili conflitti e ampliare l’offerta rivolta all’utenza. Per continuare ad essere dinamiche, le aree centrali (pedonali) devono infatti diventare luoghi dove si possono svolgere non solo attività economiche, ma anche attività ad alto valore sociale coinvolgendo la cultura e il welfare. Il rapporto con i commercianti è fondamentale, soprattutto con quelli di piccole dimensioni che possono vedere l’allontanamento dei veicoli come un fattore negativo.

6) occorre ragionare e progettare attentamente le soluzioni per la viabilità e i parcheggi nelle aree limitrofe.

“Eliminare” i vincoli (non certo inutili se vogliamo conservare la nostra storia architettonica) è solo una necessità della speculazione edilizia, per poter attuare interventi che snaturerebbero la qualità (per quanto magari limitata ad un tessuto storico anche “povero”) di aree urbane che in ogni caso meritano un’attenzione particolare. Sono numerosi gli strumenti con cui avviare processi di rigenerazione urbana: la pedonalizzazione di vie e quartieri, interventi per la mobilità sostenibile (piste ciclabile, …), bandi dedicati alla riqualificazione urbana (PNRR, bandi europei, …), concorsi di progettazione che siano aperti alla partecipazione almeno a livello nazionale, l’ideazione e la realizzazione di piani e strategie di marketing e di sviluppo territoriale, lo studio di una rete di “luoghi della cultura” diffusi, e molto altro ancora.

busto arsizio centri storici Torresan – MALPENSA24
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