Tirreno Adriatico: sprint regale di Bauhaus, seconda piazza per Milan

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413 giorni dopo l’ultimo “urrà”, Phil Bauhaus torna ad alzare le braccia al cielo in segno di giubilo. Lo sprinter tedesco della Bahrain-Victorious, a segno l’ultima volta al Tour Down Under dello scorso anno, è infatti riuscito a interrompere il proprio digiuno personale conquistando la terza (nonché più lunga) frazione della Tirreno-Adriatico 2024, la Volterra-Gualdo Tadino, regolando Jonathan Milan (Lidl-Trek) e il francese Kevin Vauquelin (Arkéa-B&B Hotels) in una volata resa ancora più complicata e confusionaria dalla caduta innescata ai 200 metri dal vincitore di ieri Jasper Philipsen.

Nessun problema per il leader della corsa Juan Ayuso (UAE Team Emirates) che si è tenuto lontano dai guai salvaguardando, anche grazie al lavoro dei compagni, il proprio primato in classifica generale. La nuova maglia ciclamino è Milan, grazie ai propri piazzamenti e alla caduta di Philipsen, mentre Richard Carapaz (EF) si veste di verde soffiando il primato in classifica scalatori a Davide Bais.

LA TAPPA

Pronti via e a lanciarsi in avanscoperta sono due uomini: l’elvetico Jan Stöckli (Corratec-Vini Fantini), già in fuga nella frazione di ieri, e Samuele Zoccarato (VF Group-Bardiani CSF-Faizanè). I due, col gruppo che lascia fare, acquisiscono in breve un vantaggio importante arrivando ad avere nelle prime fasi di gara fino a 11’30” sul resto del plotone. Pian piano però, come da copione, dietro si mettono all’opera e, cambiando atteggiamento, progressivamente il ritardo comincia ad assottigliarsi.

Sotto la spinta in particolare degli uomini di Alpecin-Deceuninck, Intermarché-Wanty e Tudor Pro Cycling infatti, una volta percorsi 90 dei 225 chilometri previsti, il gruppo inizia ad accorciare con maggior decisione il gap coi battistrada i quali, in ogni caso, arrivano al traguardo volante di Sant’Arcangelo (vinto da Stöckli su Zoccarato, Powless e Ayuso) con ancora 4’50”. A questo punto, davanti, Zoccarato prova l’avventura solitaria distanziando il giovane svizzero il quale, mentre la pioggia si abbatte sulla corsa, perde inesorabilmente contatto finendo poi per essere riassorbito dal plotone.

Dando sfoggio di grande tenacia, il portacolori azzurro resiste fino all’imbocco dell’unico GPM di giornata di Casacastalda quando, sull’impulso di Jayco-Alula e soprattutto EF Education-EasyPost, viene riacciuffato da un gruppo che a 21 chilometri dal traguardo torna così compatto. Lungo le rampe dell’asperità umbra gli uomini della squadra americana forzano il ritmo e, mettendo in fila tutti i contendenti, finiscono per conquistare con Carapaz (1°), Healy (2°), Bettiol (3°) e Powless (4°) tutti i punti in palio in cima per la maglia verde (vestita a fine tappa proprio dall’ecuadoriano, meglio piazzato nella generale a parità di punti con Bais). Se la loro azione riesce a tagliar fuori il corridore della Polti Kometa in chiave classifica scalatori, però, non riesce a imprimere una selezione troppo forte: a fine discesa molte delle ruote veloci additate alla vigilia dei favori del pronostico ricompaiono, assieme ai propri scudieri, nelle posizioni di testa.

I treni e le varie squadre hanno quindi tutto il tempo di preparare al meglio lo sprint finale e l’approccio  agli ultimi mille metri dove caos e concitazione la fanno da padrone. Ai -200 metri, complice anche la strada umida, Philipsen perde il controllo della propria bici finendo per innescare una caduta (coinvolti due corridori della Cofidis, Stefano Oldani e Axel Zingle, assieme a Corbin Strong della Israel-Premier Tech) che scompagina parzialmente le carte di uno sprint che, oltre ai nomi sul podio citati in apertura, vede tanta Italia con Bettiol quarto, poi Vendrame, Velasco e uno splendido Caruso che ha pilotato Bauhaus insieme ad Arndt.

Oggi quarta tappa, da Arrone a Giulianova, di 207 chilometri, una frazione con un solo GPM nella parte iniziale (il Valico di Castelluccio) ma con un finale non scontato dato che il circuito di 22.7 km da ripetere una volta prevede gli ultimi 1600 metri all’insù ma anche l’ascesa verso Mosciano Sant’Angelo che, a 14 chilometri dal termine, potrebbe stuzzicare l’appetito dei finisseur più ambiziosi presenti in corsa.

Articolo a cura di Tuttobiciweb.it

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