BUSTO ARSIZIO – Non regge nemmeno in Appello il castello accusatorio nei confronti del sovrintendente della polizia penitenzia di Busto Dino Lo Presti arrestato nel dicembre del 2020 perché ritenuto il vertice di un sistema di corruttela all’interno del carcere di Busto Arsizio.
L’accusa non regge
Con lui erano state indagate altre otto persone. I 15 capi di imputazione contestati a vario titolo agli indagati erano già stati ridimensionati dal Riesame prima e dalla Cassazione poi. Capi ridotti di un terzo. Dei cinque rimasti il Tribunale di Busto Arsizio, in primo grado, ne ha alla fine riconosciuto uno. Assolvendo Lo Presti dal capo di imputazione più pesante: l’accusa di corruzione e condannandolo a due anni a fronte di una richiesta di 5 anni da parte dell’accusa. Il Tribunale aveva rinviato gli atti in procura disponendo nuove indagini e riqualificando il capo di imputazione da istigazione alla corruzione in un meno grave traffico di influenze.
Pena sospesa
In secondo grado la procura generale di Milano aveva insistito: fu corruzione chiedendo una condanna per Lo Presti a 4 anni e 6 mesi. Ma anche in Appello l’accusa non ha retto: Lo Presti è stato assolto dal pesante capo di imputazione anche dal Tribunale di Milano che ha disposto anche la sospensione della condanna a due anni in primo grado.
