BUSTO ARSIZIO – L’accusa ci riprova: la procura generale di Milano, davanti alla Corte d’Appello meneghina, ha chiesto una condanna a 4 anni e 6 mesi per Dino Lo Presti, sovrintendente della polizia penitenzia di Busto, che difeso dall’avvocato Francesca Cramis, considerato dall’autorità giudiziaria il vertice di un sistema di corruttela interno al carcere di Busto Arsizio.
Difesa efficace
La Procura Generale ha parlato oggi, venerdì 10 gennaio. Il sistema corruttivo ipotizzato dalla Procura di Busto Arsizio era naufragato in primo grado. Efficace la difesa dell’avvocato Cramis. I 15 capi di imputazione contestati a vario titolo agli indagati erano già stati ridimensionati dal Riesame prima e dalla Cassazione poi. Capi ridotti di un terzo. Dei cinque rimasti il Tribunale di Busto Arsizio ne aveva alla fine riconosciuto uno. Assolvendo i coimputati Giuliano Ronga, difeso dall’avvocato Davide Toscani e accusato del possesso di una mitraglietta Uzi e di istigazione alla corruzione, Giovanni Marchetta, anche lui accusato di corruzione. Oggi i difensori, in Appello, sono tornati a chiedere l’assoluzione.
Parola alla difesa
Per Lo Presti il Tribunale di Busto aveva rinviato gli atti in Procura disponendo nuove indagini e riqualificando il capi di imputazione da istigazione alla corruzione in un meno grave traffico di influenze. La parola passa ora all’avvocato Cramis che discuterà il prossimo 27 febbraio. Possibile che chieda la derubricazione del capo di imputazione da traffico di influenze in truffa, con richiesta di assoluzione data la mancanza di querela. Lo Presti è, tra l’altro, molto malato: le sue condizioni di salute, a parere del difensore, sono incompatibili con il carcere.
