Federico, l’ultimo della dinastia Bottelli. “Voglio riportare il cognome in serie A”

Federico Bottelli Varese Academy

VARESE – A Varese non esiste persona appassionata di basket (quindi praticamente tutti) che non conosca la famiglia Bottelli. Un cognome legato alla Pallacanestro Varese, anche se l’ultimo rampollo, Federico, indossa la maglia della Conforama Academy. A 15 anni ha già bruciato le tappe. Campione d’Italia Under 15, medaglia di bronzo alle Finali Nazionali Under 17, esordio in serie C e presenza fissa sui taccuini di tutti gli scout. Nonno Giancarlo per anni è stato il tuttofare di Masnago. Lo zio Andrea (per tutti Jack) giocò in serie A, il fratello Edoardo è un altro protagonista assoluto del basket giovanile. E adesso c’è Federico, classe 2008, studente del Liceo Ferraris. In poche parole, la dinastia Bottelli.

Il basket è un affare di famiglia: lo zio Andrea e il fratello Edoardo

Ho respirato basket fin da subito. Il nonno, il papà, lo zio. Tutti con la palla da basket in mano. Ho iniziato a giocare con mio fratello montando un canestro in casa. Da quel momento in poi non mi sono più fermato.

Chi è più forte tra te e Edoardo?

Bella lotta. Cambia sempre a seconda delle giornate. Per me in questo momento Edoardo è ancora il più forte, ma conto di superarlo presto.

Potevi giocare a calcio. Invece…

E’ vero. Ho avuto un periodo di crisi con la pallacanestro e ho fatto un provino al Varese calcio. Ero pure bravino. Però poi ho ripreso in mano la palla arancione e non l’ho più mollata.

E se ti chiamano Bottellino?

Mi piace, perché è un simbolo. Vuol dire che porto avanti la tradizione di famiglia. Ne sono orgoglioso.

Uno scudetto Under 15 e un terzo posto Under 17. Mica male

Sono stati due anni indimenticabili. L’anno scorso nessuno si aspettava che vincessimo lo scudetto Under 15. Poi a febbraio è arrivato Ronnie (Ewanke n.d.r.) che ci ha dato una mano incredibile e da li siamo arrivati in alto. In campo è emerso il nostro grande spirito di squadra e il fatto che giochiamo insieme da tanto tempo. Ad Agropoli è stato bellissimo arrivare ad un tiro dalla finale nazionale con una squadra sotto età.

Bellissimo, ma… Domanda cattiva: il tiro di Marini è entrato, il tuo no. Brucia?

Brucia? Di più, ustiona! Bravo Davide Marini (la guardia classe 2007 che ha regalato la finale alla Reyer Venezia n.d.r.). Segna la tripla-partita con una mano in faccia e la vince. Cosa puoi dirgli? Niente. Vai lì e gli stringi la mano per aver segnato un tiro del genere. Senza nulla togliere alla Reyer, però secondo me meritavamo di vincere noi.

Finali Under 17. Prima l’infortunio, poi un torneo da 23.4 punti di media

Se ci ripenso, ancora mi rode aver saltato le prime 3 partite. Nella partita con Milano ho accusato questo problema muscolare. L’Olimpia Milano e il derby con Varese erano due gare che stavo aspettando e l’infortunio mi ha proprio demoralizzato. Devo ringraziare la società che mi ha dato la possibilità di fare le terapie giuste e di tornare in campo contro Reggio Emilia. Diciamo che da lì in poi è andata bene. Sono contento di come ho giocato.

Nonno Giancarlo quando ti ha portato per la prima volta a Masnago?

Mi ricordo che ero piccolissimo, avevo 4 o 5 anni. Mi è sempre piaciuto il clima di Masnago e, in generale, le atmosfere calde che si respirano nei palazzetti. Mio nonno faceva entrare me e Edoardo dietro di lui, da un ingresso secondario. La cosa incredibile è che lo salutavano tutti, ma io ancora non sapevo perché gli volessero così bene.

Per te la serie A e la Pallacanestro Varese sono…

… sono un sogno. Ogni volta mi immagino di entrare in quel palazzetto da giocatore di serie A.

E il tuo desiderio sportivo più grande?

Giocare al livello più alto possibile. La soddisfazione assoluta sarebbe farlo insieme a mio fratello.

Qual è la tua giornata tipo?

Sveglia alle 7.30 e a scuola al Liceo Ferraris. Poi mangio dai nonni, pausa-cazzeggio, faccio un’oretta di pesi, studio e allenamento con la squadra. Diciamo 3 ore al giorno in palestra.

La Academy e coach Andrea Gardini. Cosa rappresentano per te?

Per me sono fondamentali. Andrea Gardini lo conosco da quando avevo 6 anni. E’ stata un’enorme soddisfazione vincere lo scudetto con lui. Siamo molto legati, mi conosce sin dal minibasket ed è stato un punto fondamentale delle ultime due stagioni. La Academy… posso rivelare un segreto?

Prego

Quando c’è stata la scissione, io volevo andare a giocare a Varese Basketball insieme a mio fratello. Poi sono rimasto in Academy e devo dire che si è rivelata una mossa azzeccata. Andrea Gardini ha fatto un grandissimo lavoro, mi ha dato fiducia e mi ha dato la possibilità di giocare playmaker, cosa che probabilmente non avrei fatto con i Roosters.

Hai ancora 15 anni (16 il 3 luglio) e hai già esordito con i grandi in serie C

Lo confesso, non ho provato una emozione particolare. Ho continuato a fare le cose che sapevo fare. Il salto l’ho sentito più che altro per l’impatto fisico, ma per il resto ho giocato come sempre.

Gli addetti ai lavori dicono: Bottelli è un talento e un leader

Sul talento non sta a me dirlo. Sarebbe poco umile. Sul leader… beh sì, effettivamente mi sono sentito così nelle ultime due squadre in cui ho giocato, anche per la fiducia che i compagni hanno riposto in me. E di questo li ringrazio.

Il compagno di squadra con cui hai legato di più?

Ne dico due. Il primo è Lorenzo Tufano, che è arrivato l’anno scorso. C’è stato subito il feeling giusto, ci conosciamo da poco, ma andiamo molto d’accordo. Il secondo è Ronnie Ewanke. Con lui si è creato un rapporto fantastico in campo e fuori. E’ il mio “fratellone gigante”. Il mio punto di riferimento quando qualcosa in campo non va: se non so cosa fare, gli passo la palla e via.

C’è un giocatore a cui ti ispiri?

Luka Doncic e Shai Gilgeous-Alexander. Loro due sono i giocatori NBA da cui traggo ispirazione quando sono in campo.

Si dice che ci sia mezza Italia che ti fa la corte. Dove giocherai l’anno prossimo?

Eh…. ancora non lo so. Sono sincero. So che devo decidere in fretta perché mi rimane poco tempo. Si, ci sono un bel po’ di squadre interessate a me, cercherò la soluzione migliore per il mio futuro.

E giocare in serie A con la maglia di Varese?

Un giorno sì. Sarebbe bellissimo. Perché è una questione di famiglia. Mi renderebbe orgoglioso. Vorrebbe dire riportare il nostro cognome in serie A e riprendere quello che aveva fatto lo zio Andrea tanti anni fa. La dinastia Bottelli.

Federico Bottelli Varese Academy – MALPENSA24
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