VARESE – I cassonetti della cooperativa Exodus di Gallarate utilizzati come deposito di transito per la cocaina che arrivava a fiumi dal nord Europa e veniva rapidamente piazzata da una banda di albanesi, due dei quali – considerati membri di spicco dell’organizzazione – sono già stati condannati a pene pesanti (10 anni e 8 mesi, 9 anni e 8 mesi) grazie alle indagini svolte dalla polizia gallaratese.
Indagini che nel 2020 avevano portato all’arresto della banda, i cui vertici sono stati processati a Busto Arsizio, con giudizio abbreviato. Altre posizioni, quelle minori, sono invece al centro di un processo ancora in corso a Varese, per via della competenza territoriale rispetto a singoli episodi.
La rotta della cocaina
La droga passava dall’Albania e arrivava in Italia ogni mese e mezzo e in grande quantità, con carichi di 20-25 chili. I corrieri la piazzavano e poi i proventi venivano spediti in patria. La svolta nelle indagini arrivò circa quattro anni fa con l’arresto, dopo un inseguimento per le vie di Gallarate, del 55enne leader della banda e dipendente della cooperativa a cui appartenevano i cassonetti usati per lo spaccio, all’insaputa della cooperativa stessa, all’interno della quale il 55enne prestava servizio da tempo ed era considerato un insospettabile. Quasi trenta i chili di cocaina sequestrati insieme a decine di migliaia di euro.
Il nodo delle intercettazioni
Dopo le prime condanne e alcuni patteggiamenti, restano aperte le posizioni di altri sei imputati, legati marginalmente alla vicenda principale. Oggi, martedì 9 luglio, davanti ai giudici del collegio del tribunale di Varese si è svolta un’udienza dedicata alle intercettazioni effettuate nel corso delle indagini e per le quali è necessaria la trascrizione. Una questione tecnica che verrà affrontata tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Poi in aula comincerà l’esame dei testimoni.
