GALLARATE – Le dimissioni di Anna Zambon (Pd) a Gallarate sono diventate un caso politico. E a poche ore dalle dichiarazioni del sindaco Andrea Cassani, che ha bollato l’uscita di scena della esponente dem come «Demagogia politica di chi si è fatto notare più per la sua uscita che per gli otto anni in consiglio comunale», ieri sera hanno monopolizzato l’inizio del dibattito dell’ultima seduta a Palazzo Broletto prima della pausa estiva.
Più rispetto e bellezza
Per il gruppo del Pd, dove è subentrato Giampaolo Bonetti (nella foto in alto), è intervenuta Margherita Silvestrini, parlando «di rispetto e di bellezza». E ha detto:«Le dimissioni della collega Anna Zambon sono un gesto di protesta che chiunque conosca le dinamiche della politica cittadina riconosce fondato. Guardiamo la parte positiva, approfittiamo di questo momento come una cesura, eliminiamo le scorie dell’intolleranza, esigiamo che il rispetto sia la cifra del confronto politico da qui in avanti. La differenza di opinioni è il sale della democrazia, il confronto può essere acceso e aspro ma mai, in nessun caso, può esondare nell’attacco personale, nella denigrazione, nell’insulto. Siamo avversari certo, ma non siamo nemici». Fino alla comunicazione finale a nome di tutti i gruppi di minoranza: «Da ora in avanti non saremo più tolleranti, agiremo e risponderemo, in nome della dignità individuale e, soprattutto, del rispetto verso questa istituzione e verso i nostri concittadini. In caso di denigrazioni e insulti lasceremo questi scranni ma non abbandoneremo il consiglio comunale. Occuperemo pacificamente l’aula».
Le parole di Simeoni
Per la maggioranza, la prima a prendere la parola è stata Belinda Simeoni (Forza Italia). Che, a differenza della nota a sostegno del primo cittadino diramata dagli alleati leghisti nei giorni scorsi, è apparsa molto più equidistante. «Le motivazioni addotte dalla consigliera Zambon debbono fermarci a riflettere e doverosamente devono indurci a ricondurre il dibattito politico di questa città ad una maggiore attenzione. Non sta a me riconoscere responsabilità ma, da donna impegnata in politica e nella amministrazione della nostra città, devo ammettere che da troppo tempo il dibattito fra noi è trasceso dai contenuti agli attacchi personali. E’ un modo di fare politica nel quale faccio fatica a riconoscermi». E ha concluso: «Sono perfettamente consapevole che il nostro confronto potrebbe essere in alcuni momenti anche acceso e spigoloso ma questo non autorizza alcuno ad utilizzare epiteti ridicoli e in alcuni casi offensivi. Auspico pertanto che ci sia senso di responsabilità da parte di tutti affinché il dibattito ed il dialogo sia ricondotto alle forme che impone il mandato istituzionale che noi tutti ricopriamo».
La bomba nella vasca
Dai banchi del centrodestra ha preso la parola anche Thomas Valentino (Lista Cassani): «A voi che chiedete rispetto dico che il rispetto deve essere conquistato non solo qui dentro, ma attraverso gli interventi che fate sulla stampa o sul web, perché quando si va in Rete non si butta un sasso in un fiume ma una bomba in una vasca da bagno. Lo dico perché purtroppo mi capita di leggere cose assurde, affermazioni di politici che non hanno alcun fondamento di verità e creano nervosismo e attriti. Così facendo è impensabile sperare di instaurare una qualsiasi forma di dialogo».
La nota dell’Acli
Sulla vicenda Zambon è arrivata anche una nota delle Acli di Gallarate, duramente criticate nella giornata di ieri dal sindaco durante la consueta diretta Instagram del lunedì. «Perché sorprendersi della abituale scelta di campo di queste Acli?», scrive il coordinatore di zona Carlo Naggi. «Davvero, troveremmo molto difficile affiancarci a formazioni politiche che sono agli antipodi rispetto ai principi a cui ci ispiriamo. Non si tratta di dare lezioni di moralità, ma di esprimere legittimamente una valutazione di comportamenti e fatti. Certo, da un punto di vista altro».
Cassani: «Da Zambon demagogia. E da Acli Gallarate non prendo lezioni di moralità»
