di Gian Franco Bottini
L’intitolazione lampo dell’aeroporto di Malpensa alla persona di Silvio Berlusconi ci pare l’operazione politicamente più sciocca, proceduralmente più attaccabile, territorialmente più offensiva ma, soprattutto, quella più irrispettosa e irriguardosa verso la figura stessa del Cavaliere. Il quale Cavaliere, comunque lo si consideri, era persona indubitabilmente dotata di intelligenza politica e sensibilità umana, tali che un errore del genere non lo avrebbe mai commesso. Figuriamoci poi se di mezzo c’era lui e la sua smisurata autostima.
Ma quando in gioco c’è Salvini, parlare di intelligenza politica e sensibilità significa andare fuori tema; se poi ci aggiungiamo quel po’ po’ di arroganza che sta nello stile del personaggio, sappiamo cosa ci si può attendere. Ci riferiamo naturalmente alla modalità con la quale si è proceduto e non certo alla figura di Berlusconi al quale, anche a nostro parere, vanno riconosciuti indiscutibili meriti politici ed imprenditoriali. Meriti ovviamente non da tutti accettati; da far emergere nei tempi e nei modi necessari perché essi possano, in termini ragionevoli, venir condivisi e considerati meritevoli di tale intitolazione.
Lo prevede la norma, ma soprattutto il buonsenso, che il nostro territorio, ed in particolare la città di Busto per il suo storico ruolo nella nascita dell’aeroporto, dovessero essere coinvolti nella maniera più consona, in questa operazione di consenso. E di questo anche i leghisti di casa nostra dovrebbero chiaramente rammaricarsi.
Un processo invece così forzato come è stato dichiara , per esser buoni, una totale ignoranza delle ponderate indicazioni che nel 2023 il Ministero degli Interni diede in materia, ma più realisticamente ha tutte le stigmate dell’arroganza e della superficialità, con il chiaro segnale che il rispetto per la figura di Berlusconi è stato considerato l’ultimo dei problema. Ne è risultato un atto talmente provocatorio da suggerire il sospetto che fosse tale per volutamente rinverdire, o rifomentare, una inevitabile rabbiosa reazione sulla base di ritrite, e in parte già depotenziate, argomentazioni.

Berlusconi “divisivo”? E quale figura politica, in grado di “lasciare un segno”, non lo è? Figuriamoci che in una parte d’Italia lo è ancora De Gasperi ! E non sono forse più “divisivi” certi titoli irridenti rivolti agli avversari politici , dalla stampa vicina a Salvini, destinati a creare una frattura politica su un argomento che per sua natura doveva cercare, nei limiti del ragionevole, una condivisione?
Berlusconi soggetto di vignette ed ironia? Basate su cose che col tempo verrebbero viste nella loro giusta luce e con il giusto peso sulla bilancia complessiva dei valori. Creare le condizioni di rimestarle non è certo un’azione intelligente di chi dice di voler valorizzare ben altri meriti.
Giusto poi per inquadrare correttamente la serietà, anche politica, con la quale tutta la questione è stata trattata vale la pena di ricordare la sua genesi. L’intitolazione in questione, nasce da una iniziativa del Consiglio regionale lombardo; una iniziativa dalla quale la Lega a suo tempo si astenne non condividendola appieno; ma di questa posizione dei suoi consiglieri regionali il buon Salvini, di fronte alla possibilità di cavalcare il presunto merito, se ne è fatto bellamente un baffo. E’ nel suo stile, ricordando anche che quello era un momento pre-elettorale e Berlusconi, seppur da morto e malgrado i meriti oggi sostenuti, era un avversario.
Oggi, dopo i non esaltanti risultati elettorali, Salvini non può che cercare di raccattare l’estrema destra della quale FdI cerca di depurarsi e nel contempo non perdere di vista l’enorme spazio che sta al centro, dove il liberismo berlusconiano è “in sonno” ma in attesa che qualcuno lo svegli. Al proposito stupisce non poco il blando entusiasmo, poco più del silenzio, di queste prime ore da parte di Forza Italia; cosa che dà adito a diverse interpretazioni. Forse lo scorno di essersi fatti bellamente scippare l’”affare” da Salvini? Forse essersi resi conto che l’operazione, così fatta, rischia di diventare una “operazione antipatia”, il cui saldo, in termini di consenso, rischia di essere negativo?
Ci augureremmo invece che l’atteggiamento di quasi distacco di F.I. nasca dalla considerazione di non aver saputo gestire un arrogante modo di procedere, destinato a creare un bailamme irriguardoso e nocivo soprattutto per la figura e la memoria del proprio Presidente. Forza Italia, oltre che usare il nome di Berlusconi sui simboli elettorali, ha il dovere di farne rispettare la sua dignità tenendolo lontano da controproducenti baruffe che coinvolgano la sua persona.
