GALLARATE – Ogni tanto si accarezza le guance e riflette su quale possa essere la risposta giusta: «Cosa faremo? Davvero non ne ho idea». Naser Lotfi viene dalla Tunisia, ha tre figli a carico e una moglie. Al suo fianco c’è Abouzeid Elazizi, egiziano, sposato e con cinque bimbi che gli gironzolano intorno: «Ho anche venduto la casa nel mio Paese», è il commento. Parlano a nome delle proprie famiglie, le uniche che sono rimaste nella palestra della scuola Dante a passare la notte dopo lo sgombero del palazzo di via Torino a Gallarate. Tirano le somme delle prime ore passate negli spazi offerti dal Comune e provano a pianificare i prossimi passi da compiere. Anche se, al momento, di soluzioni non sembrano essercene molte. Anzi.
La prima notte
Le voci di Naser e Abouzeid si sovrappongono, mentre provano a raccogliere le idee. Ma andiamo con ordine. Dovevano essere tre famiglie a passare la notte in palestra, dopo che alcune persone – delle 22 totali, con minori, a cui era stata data ospitalità – hanno rinunciato, visto che l’Islam impedisce alle donne di condividere gli spazi con altri uomini che non siano i parenti più stretti. «Ma un gruppo ieri sera ha deciso di andarsene», spiegano i due capifamiglia rimasti. «Colpa del caldo, delle zanzare e degli insetti. In un posto poco sicuro: chiunque potrebbe entrare». E dove sono andati? La risposta è braccia aperte e mento in fuori: «Non lo sappiamo». Anche perché, alla fine, ognuno ha i propri problemi da affrontare ora. Intanto, la prima cosa da fare sarebbe stato andare ai Servizi Sociali già questa mattina. E provare a capire con gli uffici come muoversi. Perché, dicono, finora «il Comune non ci ha aiutato come speravamo: una soluzione andava pensata prima di essere buttati fuori dal palazzo di via Torino». Nel senso che, sì, quello dello sgombero era diventata l’unica via da seguire: «Ma noi siamo stati fregati dai proprietari di casa e ora ne paghiamo le conseguenze».

Casa e lavoro
Tra qualche giorno, comunque, anche la palestra dovrà essere liberata. E no, al momento le due famiglie non sanno ancora quale sarà la strada da prendere. «Il problema non sono i soldi», dicono. «Se trovassimo una casa in cui andare, ci potremmo trasferire anche oggi. Ma di posti non ne ce ne sono». La questione occupazionale è ancora più complessa: sono entrambi impiegati, «ma non abbiamo la possibilità di andare sul posto di lavoro». L’ostacolo è soprattutto la distanza: Abouzeid deve raggiungere Milano, Naser addirittura deve arrivare a Verona. «E trovare un’altra soluzione più vicino non è stato possibile finora». E qui sale lo sconforto.

Si pensa a domani
Intanto le mogli e le figlie si sono riunite in un angolo della palestra, dove hanno allestito un piccolo tavolino con il cibo e le bevande acquistate nel supermercato vicino. Chiacchierano. I bimbi più piccoli sono invece i più sereni: un pallone basta per passare la giornata. Nel frattempo i padri di famiglia hanno lasciato il plesso Dante per andare in Comune, poi si rimetteranno a cercare una soluzione. Al momento si limitano a commentare: «Speriamo, altrimenti finiremo in strada. Siamo in un guaio».
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