Varese, massacro di via Menotti: Manfrinati non maltrattava la ex. Denuncia archiviata

Nella foto da sinistra Marco Manfrinati, Lavinia Limido e il padre Fabio Limido

VARESE – Maltrattamenti in famiglia, il Gip del tribunale di Busto Arsizio ha archiviato le accuse a carico di Marco Manfrinati. Mafrinati, ex avvocato di 40 anni, è  l’autore reo confesso del massacro di via Menotti dove, lo scorso 6 maggio, tentò di uccidere la ex moglie Lavinia a coltellate, riducendola in fin di vita, assassinando il padre della donna Fabio Limido, 71 anni, intervenuto per salvare la figlia e ucciso dall’ex genero con 20 coltellate.

Non ci furono maltrattamenti

L’accaduto si inserisce nel contesto di una separazione difficilissima con un bimbo di 4 anni conteso e un serie di denunce incrociate. Manfrinati aveva infatti denunciato la ex per sottrazione di minore (denuncia già archiviata) mentre Lavinia Limido aveva denunciato l’ex marito per maltrattamenti. Anche questa denuncia è stata archiviata dal Gip di Busto Tiziana Landoni. Manfrinati è inoltre a processo a Varese per stalking nei confronti dell’ex moglie e dell’ex suocera Marta Criscuolo. 

Clima di odio ingiustificato

In merito all’archiviazione dell’accusa per maltrattamenti l’avvocato Fabrizio Busignani, difensore di Manfrinati commenta: «Il Gip di Busto Arsizio ha archiviato il procedimento a carico di Marco Manfrinati per presunti maltrattamenti in famiglia evidenziando le smentite investigative alle false accuse contenute nelle querele depositate, le numerose e gravi contraddizioni nelle dichiarazioni rese dei gruppo familiare Limido Criscuolo sia nelle querele che nelle varie sommarie informazioni testimoniali ed il grave astio da costoro nutrito contro Marco Manfrinati. Un maggior rispetto da parte degli organi di informazione della presunzione di innocenza prevista dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione Europea sui diritti dell’uomo avrebbe evitato di generare un clima di odio ingiustificato nei confronti di Marco Manfrinati, peraltro alimentato a bella posta da chi aveva accusato falsamente il mio assistito di fatti non veri».

Dichiarazioni irricevibili

«Lo stesso Gip che aveva revocato  il divieto di avvicinamento ora archivia la denuncia per maltrattamenti senza nemmeno fare accenno ai fatti de sangue del 6 maggio, dicendo che Lavinia non è credibile. Trovo il provvedimento incomprensibile perché in quella denuncia Lavinia e raccontava che il Manfrinati aveva già minacciato di uccidere lei e la sua famiglia (fatto accaduto). Ritengo non serva nessun altro commento. Valuteremo le irricevibili dichiarazioni del collega della difesa. Non accettiamo dopo quello che hanno subito Lavinia e suo padre Fabio di essere rimproverati di muovere accuse false e di fomentare l’odio», questa la replica dell’avvocato Fabio Ambrosetti, parte civile per la famiglia Limido.

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