Milano e Malpensa: una pernacchia al territorio

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La questione è datata quanto irrisolta, probabilmente irrisolvibile. Riguarda il ruolo della città di Milano in rapporto a Malpensa e al territorio che la ospita. Per farla breve: Palazzo Marino si pappa i ricchi utili generati da Sea, la società che gestisce lo scalo, e lascia tutti i problemi ambientali, viabilistici,  infrastrutturali e sociali ai Comuni attorno alle piste della brughiera. Dato che si parla di utili milionari (80 milioni di euro nell’ultimo anno) c’è chi, giustamente, non ci sta. Come Andrea Cassani che, all’interno della querelle sull’assistenza ai senza tetto che popolano lo scalo, ha risollevato il problema. Cassani è il sindaco di Gallarate, città che non confina con il cosiddetto sedime aeroportuale, ma che ne è, più o meno direttamente, coinvolta. Al pari di Busto Arsizio e di tutte le realtà amministrative che gravitano nell’orbita di Malpensa e che pagano un conto comunque salato, a cominciare dal consumo del territorio e dalla sua cementificazione in una brughiera che, per paradosso, è protetta dal Parco del Ticino.

Il Comune della grande metropoli, com’è noto, è l’azionista di maggioranza di Sea, in un certo senso è il padrone dell’aeroporto e, del tutto legittimamente, incamera gli utili che ne derivano. Tanto più che chi atterra in brughiera è convinto di essere già all’ombra del Duomo. Dopo di che, si può anche pensare che il territorio sfrutti gli effetti in senso occupazionale ed economico, basti pensare all’indotto per la logistica, la ristorazione, gli hotel e via discorrendo. Ma per i Municipi, nisba. A meno che si accontentino degli introiti delle multe che Somma Lombardo e Ferno, i due centri dentro i cui confini insistono i terminal 1 e 2, incassano per via dei tanti, troppi automobilisti indisciplinati o ignari dei numerosi divieti di sosta e di transito.

Altro sarebbe se venisse attivata in toto l’addizionale comunale sui diritti d’imbarco meglio nota come tassa d’imbarco. Ai Comuni arrivano le briciole, il grosso va allo Stato.  E siamo sempre lì, agli impegni maggiori che, per esempio, gravano su un piccolo Comune come Ferno, che deve fare fronte a un aeroporto internazionale, aprendo uffici al suo interno, assumendo vigili, occupandosi appunto dei senza tetto che dimorano a Malpensa. E di tutto il resto.

E Milano? Beh, Milano ha sottoscritto l’accordo voluto dal prefetto di Varese per i senza tetto, ma non ha messo un euro. Poi fa orecchie da mercante, incamerando fino all’ultimo centesimo i soldi che le passa Sea, rinviando la soluzione di tutti i problemi territoriali ad altri enti, come la Regione e, appunto, i Comuni. Giusto? Sbagliato? La risposta è duplice: giusto da un punto di vista formale, anzi, ineccepibile. Sbagliato se ragioniamo in termini di solidarietà, e  se chiamiamo in causa la politica. Sì, la politica, dato che la questione meriterebbe un ampio confronto ad ogni livello, non soltanto in termini giuridici. La stessa politica romanocentrica che sinora ha “lavorato” in favore di Fiumicino (pensiamo all’affaire Alitalia) e imposto di dedicare Malpensa a Silvio Berlusconi, senza consultare nessuno, nemmeno la famiglia dell’ex premier. Per tutto questo Andrea Cassani rischia di predicare nel deserto, persino nel suo stesso partito, la Lega. Così che Milano possa continuare indisturbata a godere del tesoretto, meglio, del tesoro che ogni anno le regala Malpensa, finendo per spernacchiare il nostro territorio.

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