di Massimo Lodi
Lo sport italiano è in ottima salute, sentenzia l’Olimpiade parigina. Sostanziale continuità con Tokyo, stesso numero di medaglie, due ori in più. Anche molti legni (quarti posti), che significano ampia qualità azzurra nelle diverse discipline: Mattarella premierà al Quirinale i mancati bronzi. Elevata sensibilità, as usually. Non è vero che i giovani sono disinteressati all’agonismo da sfida leale, dovrebbero esserlo maggiormente, questo sì. Meritano aiuto pratico/ideale, talvolta lo ricevono, tal’altra no. A coltivare un sacco di talenti tocca a scuola, società private, federazioni, Coni. In ultima analisi alla politica, che fa dello sport il fiore all’occhiello quando le conviene. Ma ne ignora valore, esigenze, significato sociale quando i riflettori sono spenti. A conclusione dei Giochi erano accesi, e l’ultima gara è stata quella d’istituzioni di solito mute, e partiti altrettanto, a congratularsi coi protagonisti, così godendo di luce laterale. Uno spettacolo mediocre, pacchiano quasi come le cerimonie inaugurale e conclusiva del megashow nella Lumière, tese a celebrare più una grandeur nazionalistica che la grandiosità planetaria dell’evento.
Resta il messaggio di sprone e fiducia ai ragazzi: hanno ammirato alla tivù le gesta degli atleti di cui, per la gran parte, non conoscevano neppure nome e forse nemmeno specialità in cui si cimentavano. Esempi che inducono a frequentare piste, campi, palestre, piscine eccetera. E richiamano investimenti importanti. E suggeriscono la circolazione d’una cultura sportiva troppo spesso negletta. E ricordano, come dimostra il sorpasso sulla Germania, l’opportunità di conquistare la leadership europea nel settore, ciò che comporta un indotto rilevante.

Oltre al resto, la valenza economica appare evidente: sport vuol dire lavoro, lavoro equivale a sicurezza, sicurezza produce benessere, benessere dà luogo a stabilità, stabilità migliora l’immagine del Paese, un Paese attrattivo richiama denaro dall’estero, il denaro dall’estero ottimizza la qualità di vita interna. Si chiama circolo virtuoso, e non lo creano solo Jacobs, Battocletti, Egonu e i numerosi altri che han portato gloria a quest’Italia (ps: monumento a Velasco). Lo creano le dimensioni del movimento di base: qui è l’opera da prestare, una sorta d’impresa nel nome dell’educazione civica, sollecitando a parteciparvi tutti coloro che possono e devono. Iniziando da genitori e insegnanti, resistenti a volte nell’allertare la passione sportiva in figli e allievi, quasi che fosse un aggravio alla routine di studio invece che un completamento di personalità in fase di formazione. Praticare lo sport non è solo fare meglio dei concorrenti, è fare meglio sé stessi: costruirsi, comprendendo il valore dell’impegno e dei sacrifici, un orizzonte personale che durerà oltre il limite dell’attività fisica richiesta da allenamenti e gare. È il profilo etico dell’Olimpiade quotidiana che si disputa nelle nostre individuali, piccole, scintillanti, meravigliose Parigi. Purché la si voglia disputare.
