Strage di Paderno, in migliaia ai funerali di Daniela, Fabio e Lorenzo

PADERNO DUGNANO – Migliaia di persone sono accorse per l’ultimo saluto a Daniela, Fabio e Lorenzo, mamma e papà di 49 e 51 anni e il figlio di 12 anni, uccisi dal fratello maggiore di quest’ultimo, la scorsa settimana a Paderno Dugnano. 

L’incontro con Dio

Tra le tante persone dentro e fuori dalla chiesa di Santa Maria Nascente amici, parenti e compagni di scuola di Lorenzo e tanti tanti concittadini. In silenzio tutti hanno ascoltato l’omelia dell’arcivescovo di Milano Monsignor Mario Delpini. Questi ha parlato di un’ipotetico incontro fra le tre vittime con Dio.

“Mi immagino che accogliendo Lorenzo il Signore Dio gli abbia detto ‘perché sei qui, così giovane? Da dove vieni? Che cosa sono queste ferite? Che cosa è stato della tua vita?’. Sono qui a causa di mio fratello, il mio fratello grande, il mio fratello intelligente – ha detto Delpini – è stato lui che ha interrotto il mio incubo notturno, mentre avevo l’impressione di essere inseguito da un mostro. E mi sarei svegliato, penso, come al solito spaventato e rassicurato di essere ancora vivo ma in quella notte non mi sono svegliato, a causa di mio fratello, il mio fratello grande, il mio fratello intelligente”. L’arcivescovo ha poi immaginato la risposta che Lorenzo avrebbe dato a Dio, sul significato della sua vita e di cosa sarà quella di suo fratello senza di lui. “La mia vita è stata un inizio, la mia vita è stata un sogno. Forse qualcuno dirà che la mia vita è stata un niente. Ma invece io voglio essere un inno alla vita, io voglio vivere – ha spiegato Delpini – mio fratello mi ha impedito di diventare grande e inseguire sogni, ma continuo a vivere in questa gloria della tua casa – ha aggiunto –  io voglio stargli vicino sempre, io voglio consolare le sue lacrime, voglio calmare i suoi spaventi, voglio sperare con lui e per lui”.

Delpini ha spiegato come mamma Daniela potrebbe aver parlato con Dio di “mistero, di quel buio impenetrabile in cui si accende una luce – dove – mamma abita il mistero ed è solo capace di amare“. Allo stesso modo ha immaginato le ipotetiche parole di Fabio: “non ho potuto, non ho voluto difendermi, pur essendo forte non ho usato la forza – ha detto – lo spettacolo era troppo assurdo, troppo sbagliato, troppo, troppo insanguinato. Ma poi subito la vista si è oscurata, l’assurdo è scomparso e sei apparso tu, Signore Dio”.

La tragedia e l’ultimo saluto

“Di fronte all’incomprensibile tragedia – ha concluso Delpini – la parola del Signore ci aiuta a decifrare l’enigma e a raccogliere da Lorenzo, Daniela, Fabio il cantico della vita e della speranza giovane di un fratello, l’intensità dell’amore misterioso di una mamma e la responsabilità della parola vera di un papà”. Ad oggi il 17enne autore del triplice delitto non è ancora riuscito a spiegare la sua verità, a dare una motivazione al suo agire, se non parlando di un “malessere”. 

Poi, quando i feretri sono usciti, un lungo applauso ha accompagnato il lancio di decine di palloncini azzurri, con in sottofondo la musica di Ennio Morricone scelta da zii, nonni e cugini di Lorenzo. 

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