La doppia ambasceria di Draghi

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Marina Berlusconi e Mario Draghi

di Massimo Lodi

Nell’epoca del complottismo denunziato a ogni piè sospinto dalla destra, muove all’inquietudine la visita di Mario Draghi a Marina Berlusconi. Normale chiacchierata tra un’imprenditrice e un banchiere, ex premier, consulente della Commissione europea ha spiegato lei. Non ha spiegato alcunché lui, secondo tradizione. Però che all’incontro fosse presente Gianni Letta, da sempre trait d’union dei Bisciones con la politica romana, sembra dettaglio rivelatore. Il colloquio offre un significato diverso dal semplice scambio d’opinioni, fra l’altro precedendo l’incontro che Draghi avrà mercoledì prossimo con Meloni. Trasmette due idee che van oltre le beghe del centrodestra, e non a caso Tajani è stato tenuto in disparte: 1) l’intento di Marina nel privilegiare il dialogo al massimo dei livelli d’interlocuzione infranazionale, così mostrando la sostanza operativa cui bada una holding prestigiosa; 2) l’ok di Supermario, che perfino Obama consultava, a essere garante all’estero dell’italianità di peso, ben diversa dall’inafferrabile leggerezza della politica politicante.

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Massimo Lodi

Vi si è scrutata anche una voglia di centrismo antimeloniano. Ma è quanto di più lontano appartenga ai due dialoganti del confronto milanese. Perlomeno se con ciò si pensa a un progetto che miri a scardinare l’attuale maggioranza per sostituirvene un’altra di analogo segno, ma diversa rappresentatività. O, peggio, per provocare una crisi che, auspice Forza Italia, apra le porte all’ennesimo governo tecnico. Fantasie senza fondamento. Se la premier dovesse cadere, nessuna sostituzione trasversale. Si ritornerebbe di corsa alle urne e, visti i sondaggi, Fratelli d’Italia otterrebbe ancora il bottino grosso, sia pure con la modesta classe dirigente di cui dispone. Perciò, qualora un significato sottotraccia l’abbia, la mission affidata dalla Berlusconi a Draghi costituisce il richiamo al senso pratico (riformismo moderato-avvenirista) nel governare, alle necessità vere del Paese, al ruolo europeo/internazionale che ci tocca, allo standing italiano nel suo complesso. Urge, insomma, buona reputazione.

Draghi ne esce due volte ambasciatore. Di Marina portatrice presso Giorgia delle esigenze dell’imprenditorialità che conta; di Giorgia presso Ursula, la Von der Leyen presidente Ue, del contributo che l’Italia è in grado di dare a Bruxelles, se le verrà riconosciuto nei fatti -e nonostante l’errore commesso a non votarla– il titolo di Paese fondatore della comunità continentale nel dopoguerra. Non ci sono dietrologie che tengano. Ci sono avanguardie, e Supermario -uno che privilegia le idee alle chiacchiere- le incarna, come dimostra l’elogiatissimo report sulla competitività appena consegnato proprio a VdL: un promemoria/una visione cui è opportuno affidarsi nel passaggio stretto fra il mondo che dovrà uscire dalla guerra Russia-Ucraina e dal conflitto israelo-palestinese per avviarsi a una possibile economia di pace, innovazione, progresso, eccetera. A volte la verità è di semplice lettura, quando si dismettono -in presenza di personalità e non di personaggismi- gli occhiali della partigianeria. Le lenti del sospetto. La presbiopia sul presente e la miopia sul futuro.

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