MALPENSA – Il 24 giugno scorso era stato assolto anche in secondo grado l’ex sindacalista della Cisl operativo a Malpensa, accusato di violenza sessuale nei confronti di una hostess in servizio nell’aeroporto. La Corte d’Appello di Milano ora ha diffuso le motivazioni della sentenza che aveva fatto discutere in quanto i giudici avevano ritenuto troppi i 20 secondi che la donna aveva impiegato per reagire alle presunte molestie. Una sentenza che già in primo grado aveva fatto discutere e che anche dopo il verdetto d’appello era stata bollata dall’Associazione Differenza Donna, con l’avvocato Maria Teresa Manente, come un passo «indietro di 30 anni».
Le motivazioni
Dal processo emerge «come l’imputato non abbia adoperato alcuna forma di violenza – ancorché si sia trattato, effettivamente, di toccamenti repentini -tale da porre la persona offesa in una situazione di assoluta impossibilità di sottrarsi alla condotta». Condotta che «non ha (senz’altro) vanificato ogni possibile reazione della parte offesa, essendosi protratta per una finestra temporale», «20-30 secondi», che «le avrebbe consentito anche di potersi dileguare». Così scrive la Corte d’Appello di Milano. In sostanza, chiarisce che in questo caso mancano i «requisiti» della «violenza, minaccia o abuso di autorità» per configurare il reato di violenza sessuale e che «la qualifica e il ruolo rivestito dall’imputato non comportavano, in concreto, alcuna supremazia» nei confronti della donna. E non può sussistere in questa vicenda, scrivono i giudici, «l’ipotesi di atti sessuali repentini aventi rilevanza penale», anche perché la stessa parte civile, spiega la Corte, «ha precisato come “i toccamenti e i baci (…) siano poi stati protratti per un tempo di circa trenta secondi, in cui ella aveva continuato a sfogliare e a leggere i documenti”».
Per i giudici, inoltre, per la donna non c’era alcun “stato di «timore indotto dalla corporatura massiccia dell’imputato», avendo «avuto questa Corte agio di constatare che trattasi di individuo di stazza assolutamente normale».
I giudici, tra l’altro, ribadiscono, in un passaggio finale delle motivazioni, «la infondatezza di opzioni ermeneutiche intese ad arricchire il catalogo della condotte sessualmente violente».
Si andrà in Cassazione?
La Procura generale di Milano, col sostituto pg Angelo Renna, aveva chiesto in appello di ribaltare il verdetto di primo grado del Tribunale di Busto Arsizio del 2022 e di condannare il sindacalista. E potrà ora fare ricorso in Cassazione. «Il mio assistito – ha spiegato, invece, il difensore, l’avvocato Ivano Chiesa – non ha potuto, perché non era possibile, percepire un dissenso immediato, ma quando la presunta persona offesa ha espresso il suo diniego si è immediatamente fermato».
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