OLGIATE OLONA – Una fede tanto semplice da condividere quanto forte da coinvolgere. Le porte aperte a tutti dell’oratorio di via Ortigara, il campeggio Stella del Nord, i Focolarini e quel modo così umano di fare comunità. Ma anche i dettagli: l’auto con cui è arrivato a Olgiate Olona, una Fiat 850 subito battezzata “La Geppina” (aveva un nome anche la Fiat 127 bianca), il breviario che teneva quasi sempre in mano, testimonianza di credo forte e libro al quale abbeverarsi di buone parole e lucidi pensieri.
La morte di don Remo Ciapparella ha rappresentato una scudisciata per tutti coloro che l’hanno conosciuto. A Olgiate Olona, come a Laveno Mombello, a Jerago con Orago, Besnate e Oltrona San Mamette. Ieri, mercoledì 18 settembre, era sufficiente fare un giro sui social dei paesi in cui questo sacerdote è stato per raccogliere il dolore della scomparsa, ma anche la gioia di averlo conosciuto.
Un grande sacerdote. Pastore di anime, di tutte le anime senza distinzioni di ceto, di reddito o di colore. Tanto che quella che emerge è una figura coerente. Lucente. E le tre testimonianza (tra le tante, anzi le tantissime che avrebbero potuto dire qualcosa di don Remo) lo confermano. Qui sotto il don nato a Borsano, ma venuto da Sesto San Giovanni viene ricordato da Anna e Roberto Silano, Nicola Puddu e Paolo Paletti. E in ogni riga del loro pensiero tutti possono ritrovare il “proprio” don Remo.
La Geppina, il Milan e i Focolarini. Di Anna e Roberto Silano
«Ciao, Don. Tutto ok ? Quando posso venire a fare il “Tagliando”?».
E ora il Capo l’ha chiamato nella sua Scuderia.
Ma che Carriera ha fatto.
Da Sesto San Giovanni a Olgiate Olona, con la sua mitica Fiat 850 , “la Geppina” , a Laveno Mombello, a Jerago e Besnate infine, nel “covo” degli antagonisti del suo Milan : Appiano Gentile , Oltrona San Mamette . Ha “protestato”, bonariamente con l’arcivescovo Mario Delpini, ma ha obbedito con grande entusiasmo anche se con un po’ di giusta apprensione.
E poi rifletto sugli ambiti in cui l’ho conosciuto: prima di tutto ricordo la grande presenza della sua mamma, mitica leader familiare, poi la nostra frequenza al Corso di Pastorale catechistica presso il seminario Arcivescovile di Corso Venezia a Milano, la sua giovialità e l’allegria. A volte ci chiamavano i Giullari di Dio. Ci ha fatto conoscere il Movimento dei Focolari, promuoveva sfide sportive anche con i ragazzi di Sesto San Giovanni, ci ha spronati a organizzare i complessini musicali in oratorio, l’attività oratoriana fino al Campeggio Stella del Nord e via via. A anche celebrato il nostro matrimonio.
E poi, in questi ultimi 8 anni, i momenti del Sacramento, della Confessione in cui lui, grande “artista del discernimento”, mettendosi anche in gioco, mi ha aiutato a vivere Sempre Subito e con Gioia.
Insomma, un vero “garagista” dell’Anima, tra Chiara Lubich e Don Bosco. E ancora la la sua Testimonianza il Suo dono per tutti noi che l’ abbiamo conosciuto. Per Sempre. Anna e Roberto
La fede, l’oratorio, la capacità di ascoltare. Di Nicola Puddu
Don Remo ci ha lasciati. L’altra sera le notizie che arrivavano riguardo il suo stato di salute in peggioramento lasciavano purtroppo poche speranze e molta tristezza nel cuore. Da giorni il mio pensiero andava spesso a don Remo, alla sua sofferenza nel letto d’ospedale. Ho affidato al Padre le mie preghiere per lui nella speranza di poter essere di un non so quale aiuto. Ora che il Padre l’ha chiamato a sé e sono convinto che in Paradiso sia stato davvero un giorno speciale perché alla casa del Padre ha fatto ritorno uno dei suoi figli migliori.
Faccio anche io parte dei “ragazzi del don Remo”, di quelli olgiatesi. E di questo mi sono sempre sentito molto fortunato, perché l’incontro con don Remo è stato qualcosa di veramente grande che davvero ha segnato la mia vita. Sono cresciuto con i suoi insegnamenti e ho condiviso con lui 14 anni della mia vita, da quando ho cominciato a frequentare l’oratorio (avevo 9 anni) a quando (a 22 anni) l’ho salutato la sera prima che partisse per il suo nuovo incarico a Mombello di Laveno. Non lo nascondo: quella sera ho pianto tanto era forte il legame che c’era tra me e lui.
Don Remo è stato per me come un secondo papà – e l’oratorio era la mia seconda casa -, sempre presente e pronto ad ascoltarmi e a consigliarmi e a rincuorami nei momenti difficili che ho attraversato. Mi vengono alla mente un’infinità di ricordi che mi legano a lui, tante sono state le esperiente vissute insieme a Olgiate, all’oratorio feriale, in campeggio (l’anno dell’alluvione in Valtellina!), nei ritiri spirituali a Levo. Ricordi che custodisco gelosamente nel cuore. Mi ha fatto capire l’importanza di spendersi per gli altri, di amare il prossimo proprio seguendo il modello di Gesù e questo è stato il suo insegnamento più grande.
Ciao caro don Remo. Oggi è davvero un giorno triste, e la profonda tristezza che sento è forse il “prezzo da pagare” per aver avuto la fortuna di averti incontrato sulla mia strada e di aver fatto un pezzo di cammino con te. Grazie don Remo! Ti abbraccio. Nicola
Il suo amato breviario, il Campeggio. Di Paolo Paletti
Ciao don. La prima cosa che mi viene da dire di fronte alla morte di un grande uomo, di un grande prete, ma soprattutto di un grande Amico.
Don Remo Ciapparella dopo giorni travagliati ci ha lasciato per raggiungere nella gioia del Paradiso il suo Dio che ha amato di un amore esclusivo. A noi resta in questo momento il ricordo di anni vissuti appieno con una grande persona.
Le avventure del Campeggio Stella del Nord, le feste in oratorio che lui amava tanto, il suo Centro Familiare Santo Stefano e i suoi ragazzi, che poi eravamo noi. Un prete tutto d’un pezzo, lo trovavi da avere le mani impegnate a trafficare con qualcosa ad averle con in mano il suo amato breviario. Ci ha insegnato questo anche a tutti noi. Darsi da fare e alzare gli occhi al cielo per le cose più alte. Ora alziamo i nostri occhi e ti vediamo già nella gioia del Paradiso. Allora don Remo carissimo grazie di tutto, grazie per tutto e per ciò che sei stato per ciascuno di noi. Buon viaggio e Ad-Dio. Paolo
