BUSTO ARSIZIO – E’ stata condannata a un mese e 23 giorni (con pena sospesa e non menzione) la giovane attivista ambientalista arrestata lo scorso 27 agosto in via Curtatone a Gallarate con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale. La sentenza di primo grado, pronunciata oggi, giovedì 3 ottobre, dal giudice del tribunale di Busto Arsizio, Francesca Roncarolo con rito abbreviato ha riconosciuto alla giovane le attenuanti generiche prevalenti. Ha anche riconosciuto all’imputata il fatto di aver agito per motivi di particolare valore morale o sociale.
Reazione istintiva

Come ha spiegato al giudice la stessa l’imputata, assistita dall’avvocato Eugenio Losco, dal primo agosto un gruppo di attivisti ambientalisti ha occupato l’area di via Curtatone a Gallarate, proprio oggi disboscata per erigere un nuovo polo scolastico. L’intento era quello di «Salvare uno dei pochi angoli verdi rimasti a Gallarate – ha detto la ragazza – Alcuni attivisti sono saliti sugli alberi per difenderli. Questa mattina è iniziato lo sgombero, sono state abbattute anche delle piattaforme realizzate sugli alberi nonostante noi avessimo avvisato che questo rappresentava un pericolo. Quel giorno io ho esercitato resistenza passiva, sono stata strattonata e ho avuto una reazione istintiva».
La solidarietà degli ambientalisti
L’accusa, pur riconoscendo a sua volta il valore ambientale della protesta in corso, ha parlato però di resistenza attivata della giovane che avrebbe strattonato gli appartenenti alle forze di polizia e sferrato almeno un calcio. Per questo la richiesta di pena è stata di 4 mesi. Davanti al tribunale un presidio pacifico di manifestanti è arrivato srotolando uno striscione con la scritta “Libero il bosco, libera Vero“, per portare solidarietà alla ragazza tornata libera al termine dell’udienza.
Gallarate, sgombero del bosco di via Curtatone: forte tensione tra polizia e ambientalisti
